Intervista a Wesam Hamadah di Maddalena Oliva. Traduzione di Safa Neji.
Quello che segue è un estratto dell’intervista uscita su “Il fatto quotidiano” il 22 maggio 2026
“Quando gliel’hanno uccisa, a sei anni, Hind detta Hannud aveva fame. Lei, la madre, Wesam Hamadah, restò al telefono incollata alla piccola per più di tre ore. Per distrarla dai cadaveri dei parenti che la sovrastavano, dai colpi dei tank israeliani, mentre era intrappolata nel sedile posteriore della Kia nera dello zio Bashar. Wesam le diceva: “Mangia i biscotti di sesamo, ne ho messi cinque nella tua borsetta rossa…”. È passato un anno e mezzo dall’omicidio di sua figlia Hind Rajab. La voce di Hannud è diventata un film, e un simbolo. Wesam, “un corpo senz’anima”.
Wesam, gli attivisti della Flotilla (La Global Sumud Flotilla, decine di barche di tutte le nazionalità, ha navigato verso Gaza nel mese di maggio 2026. Bloccata in acque internazionali dalla marina israeliana non è mai arrivata a destinazione ndr) hanno tentato di avvicinarsi a Gaza per creare un corridoio umanitario e portare aiuti negati alla popolazione. C’era un’imbarcazione che, su una delle fiancate, aveva Hind ritratta…
“Hanno scelto di agire davvero, riuscendo a far arrivare un messaggio là dove le istituzioni hanno fallito. Sapevano che non sarebbero riusciti a raggiungere Gaza e che le loro vite sarebbero state in pericolo, eppure non si sono fermati, facendo tutto ciò che era loro possibile. Sono orgogliosa che mia figlia abbia accompagnato il viaggio di queste persone”.
Dai murales di Jorit alla sagoma gigante che la ritrae su una spiaggia di Barcellona: il nome di Hind è diventato un grido.
“È la testimonianza di ciò che l’occupazione ha fatto e continua a fare a Gaza e ai suoi bambini. La voce di mia figlia non era una voce qualunque: era una supplica disperata di una bambina di appena sei anni, ferita, terrorizzata, affamata, circondata da cadaveri, con tank, spari, bombe, caos intorno. Ed era lì sola… Non volevo una martire famosa in tutto il mondo, volevo la mia bambina, una bambina normale, viva. Sognavo diventasse un medico, una sposa, un sostegno per suo fratello… Oggi il mondo chiede giustizia per lei: io per tutti i bambini della Palestina”.
(…) Con quello che resta della sua famiglia oggi vive in Grecia, da rifugiata, grazie alla produzione del film e ad Ahmed Khan. A Gaza ha lasciato quello che resta di sua figlia e suo marito disperso dal 2023, quando l’ospedale Al Shifa fu attaccato dall’Idf.
“Restare è una tragedia, anche andarsene lo è. E qui mi fermo, non riesco a descrivere ciò che mi porto dentro”.
Com’era Gaza City?
“Una distruzione che nessun occhio, nessuna telecamera può restituire. La mia casa è ancora in piedi, ma ho perso coloro che la rendevano felice. Quando sono partita verso sud, c’erano cenere, colonne di fumo, l’odore dei martiri che impregnava l’aria, le urla continue. Prima dell’8 ottobre, Gaza per me era il mare, gli alberi, la gente… Vita”
“La voce di Hind non è servita a salvarle la vita – ha detto – forse servirà a svegliare il mondo”.
Speravo che almeno per gli altri bambini di Gaza potesse essere diverso. È il tempo di azioni concrete, non parole vuote. La solidarietà e la compassione non bastano (…). Chiedo giustizia per tutti i bambini di Gaza, i telegiornali parlano di “cessate il fuoco”, ma quello che è in corso è un genocidio che continua, con nuovi martiri, nuovi feriti, nuove case rase al suolo, senza acqua, né cibo, né medicine o scuole. La parola “vita” ha perso senso: lì resta solo lotta per la sopravvivenza. E dall’inizio della tregua più di 800 palestinesi sono stati uccisi: molti erano bambini. Bambini come Hind continuano a morire perché chi detiene il potere non smette di voltarsi dall’altra parte, prigioniero di interessi e paure. Nonostante gli appelli al cessate il fuoco, nonostante Gaza sia ormai consumata dalla stanchezza e dal terrore, nonostante i nostri figli non sappiano più se potranno un giorno diventare grandi, il mondo – informato di tutto ciò – resta immobile. Con questo silenzio, è complice.
Restare Umani
Wesam Hamadah è stata ospite del Festival Reclaim, in collegamento dal centro di accoglienza in Grecia dove si trova, durante la serata “Restare umani. Storie di cooperazione e resistenza” -realizzata grazie al progetto Himayati- che si è svolta il 23 maggio allo Spazio Cinema Alfieri di Firenze. Wesam Hamadah è la madre di Hind Rajab, la bambina uccisa a Gaza dall’Idf e diventata un simbolo del genocidio contro il popolo palestinese, anche grazie al film presentato alla Mostra di Venezia del 2025 “La voce di Hind Rajab”.