di Zakithi Sibandze*
Il femminismo, se visto attraverso la lente della storia coloniale, deve essere compreso nel contesto dell’epoca in cui è emerso. Alcuni sostengono che durante l’era coloniale il femminismo fosse solo un’idea, troppo nuova e fragile per prendere una posizione decisa. Si afferma che non avrebbe potuto influenzare la società o essere considerato un concetto convincente. Eppure, nonostante i suoi limiti, il femminismo esisteva e svolse un ruolo cruciale nei movimenti di solidarietà, sostenendo le rivendicazioni delle donne e sollevando interrogativi sul patriarcato. Invitava le donne alla resistenza, mettendo in luce la natura universale delle pratiche patriarcali nelle società.
È importante notare, tuttavia, che questi appelli femministi erano in gran parte guidati da donne provenienti dalle nazioni colonizzatrici. Questo ci porta alla miopia del femminismo dell’epoca coloniale. Esso escludeva lo sfruttamento economico insito nel colonialismo, rivelando una consapevole incapacità di rinunciare ai privilegi nella ricerca dell’uguaglianza e dei diritti per tutte le persone. Invece, questo femminismo spesso si posizionava come salvatore delle donne affinché potessero servire più liberamente i loro padroni coloniali.
Un’altra grande limitazione era l’incapacità di riconoscere le esperienze diverse delle donne, in particolare delle donne indigene in Africa, Asia e altre regioni colonizzate. In questo quadro, la liberazione significava adottare pratiche culturali occidentali come vestirsi in stile europeo, fumare o abbracciare comportamenti considerati “moderni”. Una donna che sceglieva di indossare abiti tradizionali o un hijab era ancora considerata colonizzata secondo questa ristretta definizione di libertà.
Il più grande fallimento del femminismo coloniale fu la mancata consapevolezza che la stessa fonte di potere che concedeva privilegi alle femministe occidentali era il medesimo sistema che sosteneva e proteggeva il patriarcato. Per smantellare davvero il patriarcato, bisogna affrontare l’intero sistema che crea divisioni e perpetua lo sfruttamento. Senza questa lotta più ampia, il femminismo rischia di rafforzare proprio le strutture che cerca di combattere.
*Femminista e coordinatrice della Swaziland Rural Women’s Assembly, (SRWA). L’Assemblea delle donne rurali dello Swaziland è un’organizzazione ombrello che ha sede in Eswatini, l’ultima monarchia assoluta in Africa. Lavora direttamente nelle aree rurali, dove la marginalizzazione è più profonda per diffondere informazioni su diritti civili, diritto alla terra, accesso ai servizi e strumenti di tutela contro la violenza di genere.