di Dario Poddighe*
Questa stessa rivista che avete fra le mani, o sullo schermo del vostro computer, porta il medesimo titolo di uno splendido film del 2006, una piccola gemma oggi un po’ dimenticata all’interno della prolifica filmografia di Alejandro González Iñárritu.
In tale lungometraggio, il regista messicano ci mostra tre storie apparentemente distantissime nello spazio tra loro, ambientate rispettivamente in Marocco, Messico e Giappone, e che coinvolgono personaggi che a prima vista non hanno nulla a che spartire tra loro: due pastorelli marocchini, una governante latina, due turisti nordamericani, una ragazza sordomuta di Tokyo.
In qualche modo e a poco a poco (senza spoilerare troppo, promesso!) un fil rouge che collega le loro esistenze comincerà a dipanarsi davanti agli occhi dello spettatore.
Il Festival Reclaim, ha avuto la stessa ambizione: mettere in dialogo posti e persone sulla carta distantissimi tra loro, per scoprire che, alla fine, i linguaggi, i problemi, i punti di forza hanno sempre un minimo comune denominatore, a Cali come a Cape Town, a Firenze come a Napoli.
La Fondazione Un Raggio di Luce (FRL) ha accettato con entusiasmo la proposta di cosponsorizzare il panel “Légami dal quartiere al mondo”. Quando gli amici di COSPE ci hanno invitato a collaborare, era un piovoso pomeriggio di febbraio, a Scampia. Ci trovavamo in visita di monitoraggio all’Albero delle Storie. Sulla carta una “semplice” ludoteca, nella realtà tutto un altro mondo. La gestisce Davide Cerullo, fotografo, scrittore, attivista con una storia pazzesca alle spalle. Davide è il nono di quattordici figli. Nel 1980 si trasferisce con la famiglia proprio a Scampia. Qui vive un’infanzia negata, conoscendo ben presto la povertà e i grossi problemi della vita quotidiana.
Strappato alla scuola, viene arruolato nella malavita che lo condurrà nell’infernale ingranaggio del sistema camorristico, sempre più giù, fino alla prigione. Ma è in carcere che un giorno, aprendo il Vangelo, troverà una pagina con scritto un nome, il suo: David. Allora deciderà di commettere l’ultimo reato della sua vita, ossia strappare e rubare le due pagine del Vangelo, che ancora custodisce, nascoste chissà dove. Al carcere di Poggioreale, si vocifera, ci si può ancora oggi imbattere in un Vangelo monco di alcuni fogli, ma in compenso Scampia ci ha guadagnato l’Albero delle Storie.
Deciso a cambiare vita, infatti, Davide ha messo su la ludoteca dove i bambini del quartiere possono trovare rifugio. Studiano, giocano, imparano, in un ambiente sicuro e al riparo dalle lusinghe della malavita organizzata. Con gli anni ha smesso di essere un mero centro di aggregazione giovanile, per diventare un presidio di legalità. FRL sostiene la ludoteca da molti anni e pertanto ci è sembrato naturale proporre a COSPE di invitare proprio Davide al Festival: in fondo quale periferia, in Italia, è più emblematica di Scampia? Mentre Davide raccontava la sua storia al pubblico presente in sala, alcune delle sue foto più potenti scorrevano sullo schermo alle sue spalle.
Gli spettatori sono rimasti incollati al racconto e alle immagini. Ma, forse, la cosa più sorprendente è stata vedere come la sua esperienza di vita si compenetrava con quelle maturate sotto altri cieli dagli altri protagonisti della giornata. I cittadini di Rifredi, per esempio, che con il loro impegno civico si sono opposti all’apertura nel quartiere di un circolo dai chiari intenti razzisti e xenofobi. Oppure Mohammed Ouaddane, che da anni si prodiga per favorire l’inclusione sociale dei migranti delle periferie di Parigi.
Oppure ancora Kike Riascos, musicista e attivista colombiano che, attraverso l’arte, cerca di ricostruire la società civile del suo paese, dilaniata da decenni di conflitto interno, e aiutare il complesso percorso di pace e riconciliazione interna che la Colombia sta affrontando.
O ancora Ernesto Pagano, peraltro concittadino di Davide, regista di un interessantissimo documentario sulla comunità musulmana di Napoli e autore di recente del podcast “Da Grande”, durante il quale intervista giovani migranti non accompagnati.
Ed è quindi qui che si è vista la vera forza del Festival Reclaim. Trovare una sintesi a una babele di temi che poi hanno trovato un minimo comune denominatore: legalità e inclusione sociale.
Come “Babel”, il film di cui sopra, riesce a rimettere insieme i pezzi del puzzle, così Reclaim è riuscito a creare connessioni che, speriamo, producano frutti per molto tempo ancora.
* Asia Area Manager, Fondazione Un Raggio di Luce
Fondazione Raggio di Luce in Palestina
La Fondazione ha cofinanziato il progetto Aics Ibtkar iniziato nel 2022 con l’obiettivo di affiancare piccoli produttori agricoli e cooperative locali in Cisgiordania. Il cofinanziamento ha contribuito alla realizzazione di due interventi nell’area di Nablus: un orto biologico a Burin, un villaggio rurale stretto tra insediamenti che rendono l’attività agricola complessa e rischiosa, e la produzione di miele delle donne della Retaj Association for Palestinian Women, nella comunità di Asira al-Qibliya.