Quante vite dietro una tazzina di caffè

Sono 25 milioni di contadini in più di 30 paesi del mondo a produrre il caffè che ci beviamo ogni giorno. Salvare la terra e la produzione, vuol dire salvare loro e le loro famiglie.

Il caffè è un prodotto della terra e come la terra, è minacciato dai cambiamenti climatici in corso. L’attuale instabilità delle condizioni climatiche sta mettendo a repentaglio la disponibilità del caffè di alta qualità e se non si agisse per contrastare questo fenomeno, milioni di ettari rischierebbero di sparire in pochi decenni così come milioni di produttori rischierebbero di perdere la loro fonte di sussistenza, trovandosi costretti a migrare.

 I cambiamenti climatici rappresentano una vera e propria minaccia per il caffè: hanno infatti un impatto negativo sulla qualità del prodotto e sono la causa della graduale riduzione delle aree coltivabili con questa coltura. Dal 2010 Lavazza è membro fondatore di “Coffee&Climate”, l’iniziativa che si pone come obiettivo quello di studiare gli effetti del cambiamento climatico sul caffè e di fornire ai piccoli produttori gli strumenti tecnici necessari per rispondervi in modo efficace. Non è infatti solo la terra a offrirci il caffè, ma anche i circa 25 milioni di contadini sparsi in più di 30 Paesi. Con loro, Lavazza vuole collaborare per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, promuovere buone pratiche agricole e supportare uno sviluppo sociale sostenibile. Dal 2010 al 2015 circa 4.000 produttori di caffè hanno beneficiato del supporto tecnico utile ad aumentare la resilienza dei propri sistemi produttivi. Inoltre, per divulgare e rendere fruibile queste conoscenze, “Coffee&Climate” ha sviluppato un manuale tecnico per i produttori disponibile online in diverse lingue. La seconda fase d’intervento che si è conclusa alla fine del 2019 ha previsto l’ampliamento del numero dei progetti per arrivare a coinvolgere fino a 80.000 produttori. Per rispondere efficacemente alle sfide climatiche, “Coffee&Climate” si impegna esclusivamente a garantire che ogni coltivatore di caffè in tutto il mondo abbia la possibilità di assicurarsi il proprio sostentamento ricevendo formazione, accesso a metodi adeguati e know-how sulle pratiche agricole che limitino l’impatto climatico.

 

In tutto l’Ecuador, la produzione di caffè arabica di alta qualità coinvolge circa 50.000 famiglie (di cui l’80% è costituito da piccoli produttori), con rese medie di 481 kg per ettaro. Nonostante gli investimenti pubblici, negli ultimi anni il volume di caffè prodotto si è ridotto del 15% annuo, a causa soprattutto della mancanza di assistenza tecnica e supporto ai piccoli produttori, mancanza di coordinamento e assenza di studi aggiornati sulla filiera. Oltre che un beneficio per i produttori, lo sviluppo di questa filiera potrebbe costituire una fonte di lavoro per altre migliaia di persone vincolate alle attività commerciali, agroindustriali, artigianali e di trasporto. La produzione di caffè è però caratterizzata da una debole gestione della piantagione, alto uso di prodotti chimici e da piante di caffè ormai vecchie, di bassa qualità e con rendimenti incostanti. Il progetto di Lavazza e COSPE lavora con i produttori locali e organizza incontri di formazione su tecniche innovative di valorizzazione del prodotto e strategie che possano aiutare ad essere resilienti di fronte al cambiamento climatico. Aiutare i piccoli produttori significa dare un importante sostegno ad una trasformazione più grande e indispensabile, necessaria di fronte alle sfide poste dal cambiamento climatico. Gli stessi produttori, infatti, sottolineano come debbano convivere quotidianamente con le conseguenze dei cambiamenti climatici che si abbattono sulle produzioni locali e che hanno conseguenze concrete per chi lavora con i prodotti della terra. L’innalzamento delle temperature danneggia le piantagioni e per trovare un clima più favorevole si spostano le coltivazioni in montagna riducendo drasticamente il territorio disponibile per la produzione di caffè.

Il progetto

CACAO CORRETTO

La Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza Onlus – che dal 2004 ha lo scopo di promuovere e finanziare, sia autonomamente, sia attraverso collaborazioni pubbliche e private, numerosi progetti di sostenibilità nei paesi d’origine del caffè – alla fine del 2017, ha deciso di appoggiare il progetto “Cacao Corretto” realizzato dall’organizzazione COSPE. 

Questo progetto ha lo scopo di rafforzare la filiera del caffè nelle province di Carchi e Imbabura e migliorare la qualità del prodotto. Le attività principali sono volte a rendere la produzione di caffè più omogenea sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo; realizzare una piccola torrefazione che possa dare valore aggregato al prodotto e aumentare gli introiti delle famiglie; coinvolgere maggiormente le istituzioni pubbliche nella promozione e commercializzazione del caffè, incrementando gli spazi di dialogo tra produttori ed enti locali. 

Attraverso un percorso di formazione e sensibilizzazione rivolto ai produttori delle associazioni, ai leader comunitari e con un focus sulle donne, il progetto intende promuovere l’agroecologia e i principi della sovranità alimentare nella filiera del caffè. ll progetto Cacao Corretto lavora nelle filiere del cacao e del caffè in cinque province nel nord dell’Ecuador a fianco di 3000 piccoli produttori e produttrici appartenenti a 10 diverse associazioni. Il contributo del progetto è soprattutto nella fase di post raccolta e trasformazione dei due prodotti e, per il caffè, COSPE lavora insieme alla Fondazione Lavazza per migliorare la qualità del prodotto e garantirgli così l’accesso a un mercato più ampio, garantendo buone pratiche agricole resilienti ai costanti cambiamenti climatici in atto.

 

L’intervista

NARCISA AMA IL CAFFÈ 

Narcisa ha 36 anni, un viso dolce e soave come il caffè che produce. È la prima donna coltivatrice di caffè della valle. Narcisa al terzo anno del corso Scienze naturali abbandona gli studi per rilevare l’attività del padre e continuare a coltivare caffè. Ha costruito una casa vicino al suo appezzamento di terreno di circa 4 ettari, che si estende per una parte al di sopra della strada principale e per una parte al di sotto, fino al fiume. In un sapiente equilibrio agroforestale il caffè è coltivato all’ombra di banani e piante da frutto, che consentono al terreno di mantenersi ricco di sostanze nutritive e al caffè di avere un aroma unico. Narcisa è appassionata del suo lavoro: cura le sue piante con dedizione, ammira i suoi frutti ed è orgogliosa di portare i suoi sacchi ad Aacri, l’associazione di cafficoltori della vicina Apuela che cura la tostatura e la commercializzazione del caffè del Rio Intag. Aacri è nata nel 1998 e oggi conta circa 150 soci. L’associazione nasce come alternativa economica all’estrazione mineraria di rame, che fino ad oggi gli abitanti della valle sono riusciti a non far partire attraverso numerose ed efficaci mobilitazioni ma che adesso, con la concessione che lo Stato ecuadoriano ha dato nel febbraio scorso alla cilena Coldelco, sembra davvero vicina all’apertura. Narcisa insieme agli altri cafficoltori di Aacri lotta contro l’insediamento di questa miniera: «Nella valle produciamo la frutta, i fagioli e altri prodotti del campo per gran parte della regione di Imbabura. Il caffè è un prodotto tradizionale e di eccellenza della nostra zona. Non vogliamo rinunciare a tutto questo e per questo diciamo no alla miniera». Ha appena finito di seguire un corso di assaggio e cupping che la Fondazione Lavazza ha offerto come contributo, non solo economico, al progetto di COSPE “Cacao corretto” iniziato nel 2016, che sostiene le filiere del cacao e del caffè in 4 regioni dell’Ecuador del nord. Narcisa è entusiasta dell’esperienza, perché le permetterà di migliorare la sua produzione e perseguire il suo sogno di aprire una caffetteria insieme ad altre di donne di Cuellaje, il piccolo borgo vicino alla sua finca.

 

A cura dell’Ufficio stampa Fondazione Lavazza

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