Punti di vista

Oggi è più difficile parlare del femminismo come di un unico movimento: per questo si parla sempre più di femminismi. L'editoriale di Babel 2/2025 dedicato alle conversazioni decoloniali.

di Debora Angeli

Oggi è più difficile parlare del femminismo come di un unico movimento e per questo sempre più spesso lo si definisce al plurale. E sempre più spesso lo vediamo descritto con aggettivi e prefissi che cercano di dare al/ai femminismi una connotazione, una sfumatura, una declinazione orientata in una direzione o in un’altra e in alcuni casi questi aggettivi o prefissi diventano anche espressione di conflittualità con un prima e un dopo, una visione rispetto ad un’altra. Tra questi il femminismo decoloniale si sta facendo strada nelle narrazioni e nel dibattito pubblico cercando di mettere in evidenza una questione di fondo semplice e radicale: non tutte le donne vivono l’oppressione nello stesso modo. Genere, razza, classe, colonialismo, migrazione e sfruttamento economico non sono livelli separati, ma sistemi intrecciati. E sicuramente la questione dei vecchi e nuovi colonialismi e dei razzismi diventano centrali per il femminismo decoloniale e il dibattito che porta avanti facendo emergere visioni e punti di vista differenti.

Ma perché COSPE ha deciso di incamminarsi su questo sentiero difficile di riflessione? I diritti delle donne sono sempre stati centrali nell’azione di COSPE per merito anche della sua fondatrice, Luciana Sassatelli, e dell’apertura che COSPE ha saputo mantenere verso i movimenti delle donne. Da più di quattro decenni sono moltissime le realtà di donne e femministe che abbiamo incontrato e con cui abbiamo fatto pezzi di cammino sui temi strategici per i movimenti femministi: l’accesso equo alle risorse, i diritti formali, la lotta contro la violenza maschile e di genere, i diritti economici e sociali, la partecipazione e rappresentanza politica, i diritti riproduttivi e sessuali.

E in tutti questi anni le visioni e le pratiche delle donne nei tanti luoghi dove operiamo ci hanno interrogato a volte anche duramente su alcune contraddizioni di fondo: quanto la nostra origine, il colore della nostra pelle, la nostra classe sociale di appartenenza possono davvero consentirci di dialogare, di scambiare, di usare parole che hanno lo stesso significato? E quanto parole preziose come autonomia e libertà possono assumere significati/sfumature differenti?

Questo numero di Babel ha cercato quindi di rappresentare e dare spazio e voce a queste domande, a punti di vista differenti e anche contraddittori con l’intento di suscitare riflessioni, scambio, mutamento di visioni e idee per chi potrà leggere questi preziosi contributi. Gli articoli di Monica Lanfranco e di Sara Borrillo, per esempio, sono una lettura straordinaria perché consentono di analizzare la nostra relazione con i movimenti delle donne dei paesi arabi, questione molto dibattuta e molto presente anche nel dibattito pubblico, da angolazioni differenti solo apparentemente in conflitto.

Françoise Vergès, che ha molto contribuito a far conoscere il femminismo decoloniale da un punto di vista teorico, ci spinge a porci domande scomode, “su quali sfruttamenti si fonda la mia vita? Come posso contribuire a denaturalizzare ciò che viene presentato come normale, come appartenente all’ordine naturale del mondo?”. Oppure ancora Hafsa Rmich ci ricorda qualcosa di trasversale nel tempo e nello spazio: “Il corpo (delle donne) è allo stesso tempo: un campo di potere politico (sessualità, riproduzione, leggi liberticide), un campo di educazione popolare (tabù, silenzio familiare, miti come la verginità) e un campo di guarigione (traumi sessuali, affettivi e riproduttivi)”.

E dalla Palestina, così come da altri luoghi, arriva il messaggio importante che “il cuore del femminismo decoloniale non aggiunge semplicemente qualche volto razzializzato a un femminismo già scritto altrove, ma riscrive le domande, le priorità, le alleanze. A partire dai nostri corpi, dalle nostre memorie, dalle nostre lotte.” La sfida rimane aperta e credo che questa rivista possa contribuire a porsi nuove domande e a cercare nuove risposte.

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