L’iniziativa dei cittadini europei: una mancata opportunità?

Alla sua comparsa nel 2011, l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) era stata salutata come la più ampia innovazione democratica dell’Unione europea. Si tratta di un meccanismo di partecipazione concepito per consentire ai cittadini europei di aprire la strada a nuovi processi legislativi da parte della Commissione europea su questioni di competenza dell’Unione. Prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, infatti, l’unico canale istituzionale per la partecipazione era rappresentato dal diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo (art. 20 Tfue).

Perché la Commissione possa esaminare le iniziative Ice, queste devono essere presentate da almeno un milione di cittadini provenienti da almeno 7 dei 28 Stati membri UE. Se la proposta soddisfa questi criteri ed è di competenza comunitaria, la Commissione è tenuta a rispondere entro tre mesi e gli organizzatori hanno la possibilità di presentare la loro iniziativa in un’audizione al Parlamento europeo.

Finora, però, questo strumento ha risentito tanto delle difficoltà burocratiche poste ai cittadini che hanno voluto intraprendere tale percorso, quanto del mancato seguito dato alle uniche tre iniziative che hanno completato il processo (“Right2Water”, “One of Us” e “Stop Vivisection”, conclusesi tra il 2013 e il 2014 grazie a campagne transnazionali molto popolari).

Tra le principali cause del suo limitato successo vi è il mancato obbligo da parte delle istituzioni europee, dopo aver verificato il quorum delle firme, di procedere all’elaborazione della proposta legislativa contenuta nell’iniziativa in questione.

Inoltre, la scarsa pubblicità data all’iniziativa ha senz’altro ristretto la portata dell’operato dei primi comitati promotori Ice e delle relative campagne, oltre ad aver contribuito a generare un clima di sfiducia nei confronti dello strumento stesso, dato che la maggior parte degli sforzi ricadevano sugli stessi promotori senza poter contare su risorse ad hoc. Tale clima di sfiducia, che rischia di depotenziare ulteriormente lo strumento dell’Ice, si è inoltre alimentato del disinteresse diffuso in larghe fasce della popolazione, soprattutto in alcuni Paesi chiave nei quali movimenti e partiti euroscettici sono in forte ascesa, nei confronti delle questioni europee.

La bassa affluenza in occasione delle elezioni europee, il perdurare della crisi sociale ed economica e il cosiddetto ‘deficit democratico’ dell’Unione hanno ulteriormente indebolito le potenzialità dell’Ice. Lo strumento può ancora svolgere un ruolo importante per inquadrare la discussione politica al di là degli interessi nazionali, oltre a contribuire alla democratizzazione dell’Unione europea.

L’impegno da parte di numerosi gruppi affinché tale strumento si dimostri incisivo e guadagni la fiducia dell’opinione pubblica è rimasto costante, tanto da confluire in una campagna per la riforma dell’Ice lanciata da una coalizione di oltre 120 organizzazioni attive a livello paneuropeo. Le richieste di riforma dello strumento, rispetto alle quali circola attualmente una petizione indipendente, si basa su dodici proposte di modifica e include anche il voto dei cittadini europei in referendum a livello comunitario.

Si tratta di modifiche realistiche elaborate dai pionieri che si sono cimentati nel ricorso alla ICE su temi come il reddito minimo, l’acqua pubblica o la difesa del pluralismo e della libertà di stampa. Un appuntamento importante per la riforma dell’ Ice è l’11 aprile 2017 a Bruxelles organizzato da Bruno Kaufmann (ideatore Ice).

(Anna Lodeserto, EU Project Manager)

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