La ricchezza nascosta del buon governo

La decentralizzazione, la partecipazione e la buona gestione dei beni comuni si possono trasformare in risorse e pace sociale in territori degradati o conflittuali come il Niger.

Il Niger, il cui epiteto più ricorrente è “uno dei Paesi più poveri al mondo”, è invece un luogo pieno di risorse, di tradizioni e di culture. Sebbene il clima e la posizione geografica (territorio in gran parte desertico, alte temperature e scarse piogge) non aiutino, ci sono infinite ricchezze, in termini culturali, tradizionali e per la presenza di etnie diverse (peul, tuareg, haussa, le principali).

Ma il Niger, crocevia saheliano dei commerci e di migrazioni di tanti Paesi africani (e oggi terreno fertile anche per gli adepti di Boko Haram), è un Paese soprattutto segnato dall’instabilità politica e, quindi, sociale. Una guerra di bassa intensità che dura da decenni, carestie ricorrenti e, in aggiunta, lo spettro del terrorismo rendono il Niger un Paese in continuo stato di emergenza, dove a risentirne è la gestone equa delle risorse, uno sviluppo equo, la partecipazione e la fiducia dei cittadini nella cosa pubblica e la pace sociale.

Solo negli ultimi dieci anni si sono susseguiti tre colpi di Stato, a cui sono seguiti governi di transizione. Questo stop and go istituzionale ha impedito di organizzare un sistema statale capillare ed efficace e ha bloccato un faticoso processo di decentramento in atto fin dal 2002.

Di conseguenza, soprattutto nelle zone rurali, le istituzioni locali sono molto deboli e il personale poco formato: il risultato è poca chiarezza nelle competenze e conflitto permanente tra le autorità locali e quelle statali con conseguente blocco dei Pdc “piani di sviluppo comunali”. In questo contesto sono spesso gli attori non governativi a rappresentare la popolazione e a determinare le priorità dello sviluppo locale o a fornire addirittura i servizi.

COSPE, in Niger da 30 anni, ha avuto modo di intrecciare relazioni, creare reti, sostenere queste organizzazioni. Negli ultimi anni ci siamo quindi concentrati nel sostenere i processi di sviluppo locale e di pianificazione strategica del territorio, sulla gestione dei conflitti (il più forte è quello tra pastori nomadi e contadini stanziali), sui problemi ambientali, nella gestione dei rifiuti e nel sostegno della partecipazione femminile nei processi decisionali.

I progetti si sono svolti, con componenti diverse in quattro comuni della Regione di Tahoua: Badaguichiri, Bagaroua, Tajae, Illella. Qui si è a lungo lavorato sul rinforzo della partecipazione, della capacità decisionale e di governo della società civile e delle autorità locali attraverso la concertazione tra attori locali.

COSPE ha giocato un ruolo fondamentale di avvicinamento degli attori non statali alle autorità comunali, in modo da coinvolgerle nel monitoraggio della gestione pubblica e spingere le autorità locali all’applicazione del buon governo.

Qui, in partenariato con diverse realtà italiane, si sono portati a casa dei risultati importanti, come la gestione della raccolta, lo smaltimento, il riciclaggio e il compostaggio dei rifiuti organici, ma anche la riduzione dell’inquinamento delle acque dell’importante invaso di Dan-Doutchi e la riattivazione delle attività produttive storiche, come la pesca, e la diminuzione delle malattie legate all’igiene in tutta la zona. Questa è la via.

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