Autogoverno ad Aleppo: “continuiamo anche dopo le bombe”

La Aleppo del XXI secolo passerà forse alla Storia perché in questo periodo si sono commessi crimini di guerra contro un popolo che chiedeva il diritto elementare a una vita dignitosa, libertà, giustizia ed eguaglianza. Aleppo, però, deve essere anche ricordata per aver sperimentato la democrazia locale fin da quando era stata parzialmente liberata dal giogo della dittatura di Damasco. In questa breve stagione di libertà democratica, durata all’incirca quattro anni, tra l’estate del 2012 e quella del 2016, quando è iniziato l’assedio, sono state convocate delle elezioni amministrative libere, creati dei comitati di assistenza popolare, ripristinate la polizia civile e la giustizia locale, riorganizzate scuole, cliniche e ospedali. Le persone hanno imparato le regole dell’autogoverno in assenza dello Stato centrale. Uno straordinario tessuto di associazioni è cresciuto, più di cento sono quelle identificate nel Governatorato di Aleppo dal progetto di mappatura della società civile “Citizens 4 Syria”, tra cui gruppi media indipendenti, associazioni di donne, o per far fronte all’emergenza umanitaria. Organizzazioni come “Kesh Malek”, ad esempio, hanno lavorato sull’educazione non-ideologica dei bambini, operando sovente nel sottosuolo degli edifici per continuare le attività anche durante i bombardamenti.

L’arte di sapersi governare è forse uno degli obiettivi principali e l’eredità più importante della rivoluzione siriana, che dovrà sopravvivere anche alla repressione in corso. Se le bombe del regime e dei suoi alleati hanno potuto soffocare questa esperienza nella città di Aleppo, così pericolosa per la dittatura perché rappresentava un esempio anche per altre città, esse non hanno però potuto mettere fine totalmente a questa esperienza di territorio libero che si autogoverna. Il Governatorato di Aleppo, che è amministrato dall’opposizione democratica siriana, e che copre circa il 75% del territorio della “provincia” di Aleppo (il 25% è rappresentato dall’area urbana di Aleppo sotto il controllo del regime e da alcuni distretti controllati da ISIS), è un’istituzione locale unica per quello che rappresenta in termini di rinnovamento del Paese e di democratizzazione, e che continua a funzionare. Si tratta del Free Aleppo Governorate Council, sottoposto ora a una pressione straordinaria per dover riaccomodare tutti i fuggiaschi che hanno lasciato Aleppo Est nel pieno dell’inverno. Quello che chiedono gli attivisti democratici alle amministrazioni locali europee è di promuovere accordi di amicizia e collaborazione, gemellaggi con le città che ancora sono governate liberamente. Sarebbe questo un grande appoggio che romperebbe l’isolamento in cui si trovano queste località e aprirebbe loro nuovi canali di diplomazia e cooperazione internazionale.

Da una conversazione di Gianluca Solera con Jamal Jneid, associazione “Newstart”, Aleppo-Gaziantep.

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