#COP21: COSPE e la global convergence in sostegno dei diritti delle comunità

changeons le système pas le climat
“Changeons le système… pas le climat!”

In contemporanea alla conferenza sul clima di Parigi, i movimenti sociali all’interno della “Global Convergence of Land and Water Struggles” combattono per la giustizia climatica e per soluzioni reali alla crisi climatica.

L’attuale sistema alimentare è responsabile del 44 al 57% delle emissioni mondiali di gas climalteranti, una gran parte dei quali provenienti da agricoltura industriale. Emissioni che sono particolarmente legate alla deforestazione , conseguenza dell’espansione delle monocolture; a metodi di produzione agro-industriali che dipendono da combustibili fossili, come benzina, fertilizzanti, pesticidi; dagli allevamenti intensivi, dal trasporto, lo stoccaggio delle merci, la trasformazione degli imballaggi del cibo e da un’enorme quantità di rifiuti alimentari.

I piccoli produttori di cibo come contadini, popoli indigeni, cacciatori, raccoglitori, famiglie di agricoltori, lavoratori rurali, abitanti delle foreste, pastori e pescatori, sono sempre più direttamente colpiti dagli effetti dell’alterazione del clima e dalle violazioni dei diritti umani che ne derivano. C’è bisogno di una trasformazione radicale dei sistemi alimentari verso modelli basati sulla sovranità alimentare e sull’agro-ecologia e sull’accesso dei produttori di cibo su piccola scala.

I movimenti sociali denunciano le proposte discusse dai Governi come false soluzioni alla crisi climatica in gran parte dettate dal settore delle imprese, come la climate-smart agriculture, i mercati di carbonio, (REDD/REDD+), la cattura ed il sequestro di carbonio (CCS), la fratturazione idraulica (fracking), la produzione idroelettrica di larga scala e le iniziative del Blue Carbon. Proposte che, sebbene siano presentate come “soluzioni” alla crisi climatica, consolidano la privatizzazione e la finanziarizzazione della natura e portano a un sempre maggior consumo e riappropriazione delle risorse, espropriazione dei popoli e violazioni dei diritti umani. Nulla di nuovo, visto che gli attori che sono ampiamente responsabili in primo luogo della distruzione ecologica, preservando l’attuale sistema economico e industriale, sono gli stessi che propongono queste false soluzioni.

La Global Convergence e le realtà aderenti sottolineano che non si tratta di alternative, ma di soluzioni reali alla crisi climatica, che non posso provenire dall’attuale modello industriale, ma si radicano nelle pratiche delle comunità locali, che sono sviluppate e vissute dalle comunità ogni giorno in tutto il mondo. Un tratto comune delle diverse soluzioni reali, adattate al locale, è che si basano sulle esigenze e sui diritti dei lavoratori rurali e urbani. Chiedono un cambiamento di sistema e uno spostamento in avanti da proposte che sono sviluppate per e da un’ élite minoritaria. Una parte importante della risposta al cambiamento climatico è la transizione dei nostri sistemi di produzione alimentare basati sull’agroecologia e la sovranità alimentare.

Come rilanciato dall’Hands on the Land for Food Sovereignty, sostenitore e alleato della Convergence, il cibo è un elemento centrale della discussione sul clima ed è il momento di consolidare un cambio di paradigma nei nostri modelli di produzione, distribuzione e consumo per risolvere una crisi climatica causata dall’uomo. Il controllo dei popoli sulla terra, l’acqua, gli stock ittici e i semi è la precondizione per una giustizia climatica e per l’attuazione dei diritti dell’uomo.

Per questo è necessario unire le forze, costruire le basi per una reale convergenza dei movimenti internazionali e della società civile con l’obiettivo di rendere concreto un cambio di paradigma nel modello di economia e di sviluppo. Appuntamento con la Global Convergence giovedì 10 dicembre, dalle 13 alle 17, alla Salle Olympe de Gouge, 15 rue de Merlin a Parigi in “Cooling the planet: frontline communities lead the struggle”

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