Un “istituto”, un canale radio o tv e un programma di mobilità: strumenti per la cittadinanza mediterranea

Cittadinanza mediterranea parte seconda: da Messina (settembre 2014, ndr) al Social Forum di Tunisi attivisti e associazioni del Mediterraneo ancora insieme non solo per continuare a discutere su e intorno al concetto di cittadinanza, i valori, i principi su cui fondarla, ma anche per cercare darle concretezza. L’ultimo workshop dedicato al Sabir Maydan, venerdì 27, ha infatti discusso sulle strategie, gli strumenti e i progetti per rendere visibile e tangibile questo percorso.

Sul tavolo un “istituto” per l’attivismo del Mediterraneo, un canale radio o tv trans mediterraneo e un programma di scambio per la mobilità di militanti e attivisti della società civile. Tra i protagonisti della discussione: Ola Adawi della Palestinan Youth Union, Maria Alabdeh della Citizens for Syria, Mohcine Hamman di Chabaka (Marocco), Costis Triandaphillou, artista e attivista greco del movimento di piazza Syntagma, Rasha Shaaban, di WoMidan Egitto/Tunisia oltre a Gianluca Solera e Lara Panzani (che ha moderato l’incontro) di COSPE.

Al centro della discussione che forma concreta devono prendere queste iniziative (come ci immaginiamo un ”istituto” del mediterraneo in modo da non creare un’altra istituzione? E a cosa deve servire? Vogliamo un nuovo canale radiofonico e televisivo o un programma transnazionale che utilizzi un network già esistente? Che scopo deve avere la mobilità di attivisti mediterranei?) e come finanziarle. Tra le risposte: campagne di raccolta fondi, crowdfunding, raccolta fondi dal basso e, soprattutto, eventi culturali. In molti Paesi, come in Egitto, per altro la cultura è l’unico modo per parlare anche di aspetti sociali e politici, l’unico modo per far passare messaggi e contenuti senza incorrere in censura o rischiare minacce e sanzioni. Si è parlato di concerti e di festival itineranti.

Il Sabir Maydan, si è tenuto a ribadire spesso durante l’incontro, non è un progetto è un processo. E questo comporta e presuppone una forte partecipazione attiva di chi ne prende parte e una ricerca di risorse che esula dai tipici canali istituzionali. La vera sfida è dunque trovare forme innovative di finanziamento e soprattutto rimanere uniti dopo questi incontri. La proposta è di farlo  attraverso i social media e anche attraverso una prima piattaforma web che possa mettere e mantenere in contatto tutti i partecipanti. C’è chi propone già anche un nome come Costis, “ Mediterraneo senza frontiere”: un modo per raccontare anche le diverse realtà dei paesi attraverso notizie che arrivano direttamente dai vari partner, tutto quello che insomma non passa dai media mainstream ma che è fondamentale per la costruzione di un concetto di cittadinanza.

E da questa piattaforma dovrebbe passare anche la costruzione di un istituto che sia qualcosa di innovativo che serva a fare formazione, promuovere e realizzare ricerche, scambiarsi dati e attivare il programma di mobilità. La mobilità può essere pensata come uno scambio, una sorta di gemellaggio tra le diverse associazioni del sud e del nord del mediterraneo, o come supporto in termini di risorse per le attività delle singole associazioni. Infine fondamentale è decidere una campagna di informazione pilota che utilizzi i già numerosi network di media indipendenti già attivi intorno ai singoli partner di Sabir Maydan.

Tante iniziative che pian piano stanno prendendo contorni sempre più definitivi e il saluto dal workshop per le associazioni che hanno partecipato alla due giorni di seminari e workshop è un arrivederci al prossimo Sabir Maydan.

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