Siria: la guerra non ha distrutto la società civile. Intervista a Maria Al Abdeh

La Siria al Social Forum di Tunisi ha avuto principalmente il volto di Maria Al Abdeh, attivista siriana residente in Francia e direttrice dell’associazione”Women Now for Development” . Maria rappresenta molti di quei siriani che sono stati “colti” dalla Rivoluzione mentre erano già all’estero per studio o lavoro e poi, quando la rivoluzione è diventata guerra, hanno tentato, rientrando a più riprese dai Paesi di residenza di aiutare la popolazione siriana.

“Dal 2011 ho sempre tentato di aiutare la mia gente come potevo, nel 2012 ho fondato un’associazione, la “ Sirian no violence movement” per aiutare la rivoluzione con mezzi pacifici. Sono entrata e uscita più volte dal paese tra il 2012 e il 2014 fino a che non sono stata obbligata a uscire perché era troppo pericoloso” .

Tra le cose che ha fatto Maria con la sua associazione è stato principalmente lavorare con le donne in Siria e i rifugiati in Turchia e Libano. “Sono infatti le donne – racconta Maria – come spesso succede in condizioni di conflitto, a doversi occupare di tutto, della famiglia, del lavoro, e a dover ricostruire il tessuto sociale. Molti dei mariti e fratelli sono infatti scomparsi o morti. Sono loro a fare un lavoro difficile e coraggioso e dobbiamo aiutarle con ogni mezzo”.

I dati di questa guerra sono infatti pesanti: ad oggi, dopo 4 anni di conflitto, sono ufficialmente 3,8 milioni i rifugiati e circa 220mila i morti. A dirlo l’Osservatorio siriano per i diritti umani in occasione del quarto anniversario di un conflitto (15 marzo, ndr) che non sembra vedere risoluzione. “ In Siria – dice ancora Maria – si stanno certo consumando crimini orribili, ma non dimentichiamoci però che esiste anche una società civile molto forte. Nonostante tutto. Ed è tanto contro Assad che contro l’Isis. Dobbiamo ricordare queste cose, così come il fatto che ci sono state delle conquiste che cerchiamo di tenerci strette anche se nuovi estremisti ci stanno minacciando. Ad esempio con Assad avevamo solo 3 giornali governativi, adesso sono 43 le testate attive”.

Maria è a Tunisi per parlare di donne e media e di cittadinanza mediterranea: “ Un’ alternativa interessante e necessaria contro l’ “egocentrismo” di ogni Paese. L’isis ad esempio non è un prodotto siriano ma un prodotto della modernità e del fallimento di politiche economiche e sociali internazionali. Abbiamo gli stessi problemi e dobbiamo cercare le stesse soluzioni”.

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