Donne e Media nell’area Mediterranea: quali sfide e quali successi?

Il delicato rapporto tra le donne e i media nell’area mediterranea è stato il tema al centro della seconda giornata del Social Forum, inserita nel quadro del progetto Med Net.

Dopo le primavere arabe e le rivendicazioni dei diritti civili e sociali da parte delle nuove generazioni, qual è la reale rappresentazione delle donne nei mezzi di comunicazione?

Quello che emerge è che la visione patriarcale dalle società fa ancora da padrona in Egitto, dove i media rappresentano la questione di genere in maniera fuorviante e piuttosto stereotipata. Le donne, infatti, vengono descritte esclusivamente come le portatrici dei valori familiari o come le colpevoli quando questi ultimi vengono infranti, ne sono un esempio il divorzio o l’adulterio. In alternativa, la donna di estrazione sociale elevata diventa un oggetto sessuale, nell’ottica costante di una società che pone al centro l’uomo e i suoi bisogni e desideri.

Perché se è vero che dal punto di vista legislativo si sono fatti passi da gigante in fatto di uguaglianza di genere, da quello dell’immagine e dell’opinione pubblica c’è ancora molta strada da fare.

Afaf Nasreldin Hassan Marie, rappresentante di The Egyptian Association for Community Partecipation Enhancement, ricorda la Conferenza mondiale sui diritti delle donne di Pechino del 1995 in cui proprio il rapporto donne e media era uno dei dieci punti individuati come “aree di crisi” verso una completa emancipazione.

A distanza di vent’anni, il problema continua ad essere prioritario e fondamentale da sciogliere in numerosissimi Paesi, anche in quelli dove in fatto di diritto “la questione femminile” ha ottenuto numerosi successi.

La chiave di volta è sicuramente la creazione di spazi di discussione per le donne, dove si generi una coscienza condivisa e una lotta verso un obiettivo comune: quello di poter essere rappresentate per ciò che realmente sono, dunque anche donne di successo e di cultura, blogger, attiviste sociali e giornaliste.

Gli operatori dei media continuano a macchiarsi di colpe e atteggiamenti che sotto i nostri occhi parrebbero non deontologici se non assolutamente condannabili sotto qualsivoglia punto di vista. Ne cita un esempio Sonya Ben Yahmed, una giovane tunisina dell’associazione ATFD, che racconta che nonostante il riscatto sociale seguito alla Rivoluzione del 14 gennaio, i media perpetrino questa delegittimazione della figura femminile arrivando anche a richieste di dichiarazioni a mezzo stampa forzate, estorte a seguito di minacce verbali e fisiche.

I gruppi femministi e le associazioni impegnate nelle questioni dell’uguaglianza di genere subiscono quotidianamente un boicottaggio da parte dei media che diventa tanto più pesante se si pensa al nostro mondo contemporaneo, in cui la visibilità e la condivisione pubblica diventano preponderanti per riuscire a vincere qualsiasi battaglia.

L’associazione ATFD, partner di COSPE nel progetto Med Net, ha organizzato ben 4 atelier in varie zone della Tunisia per tentare di arginare il problema attraverso la formazione e la discussione con le addette al settore dell’informazione. A questo lavoro è seguita una conferenza di presentazione dello studio e la preparazione di un documento da presentare alle istituzioni chiamato “L’immagine e la presenza della donna nei media”.

La riflessione che ne è scaturita è che ciò di cui i media hanno bisogno in maniera primaria è che le Istituzioni si facciano carico della questione della parità di genere, che lo stato sappia avere una laicità in fatto di diritti lasciando che la religione e la mentalità patriarcale non permei nello stato di diritto.

È un lavoro questo che viene portato avanti anche in Palestina, dove i corsi di giornalismo sul territorio tentano di portare al centro della formazione proprio una corretta rappresentazione della realtà femminile che giorno dopo giorno, anche grazie alle Primavere arabe, riesce ad essere protagonista di un più ampio riscatto sociale.

La strada, dunque, è aperta e le nuove leve di giornalisti e le future classi politiche hanno la responsabilità di raccogliere le battaglie e il percorso fatto fino ad oggi per non permettere ancora che la donna venga rappresentata come altro e non come se stessa.

 

 

 

Donne e Media nell’area Mediterranea: quali sfide e quali successi?
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest