Water grabbing: un fenomeno che deve emergere

“Unire le lotte che esistono in tutto il mondo sulla questione del water grabbing e rendere questo fenomeno più visibile”. Era questo l’obiettivo principale dell’incontro “stop water grabbing” organizzato da COSPE al Social Forum 2015 nella giornata del 26 marzo. Se infatti, intorno al land grabbing esiste già una forma di lotta condivisa e anche una definizione chiara, il water grabbing è forse un fenomeno meno evidente dell’accaparramento delle terre ma è altrettanto forte, altrettanto nocivo e si manifesta sotto moltissime forme: per water grabbing si intende infatti sia l’utilizzo dell’acqua per un tipo di agricoltura non sostenibile, un’agricoltura invasiva che prende il posto di quella dei piccoli agricoltori -ad esempio con colture intensive come la canna da zucchero e o il mais-  e che non lascia acqua alla popolazione dato l’alto fabbisogno idrico di queste produzioni.

Il water grabbing include anche la militarizzazione dell’acqua (come accade in Medio oriente, in Palestina in particolare, in Iraq, Amazzonia etc…) la privatizzazione, l’inquinamento e la contaminazione da estrazione di metalli. In generale abbiamo dunque water grabbing ogni volta che l’acqua diventa una merce o anche un asset finanziario e questo accade sempre più spesso. Di sicuro non è un fatto naturale e dipende principalmente dalle politiche liberiste che regolano il mondo.

Confrontando le esperienze e le testimonianze da tutto il mondo presenti all’evento di Tunisi, dalla Colombia allo Swaziland, passando dal Ghana, dall’Iraq per arrivare alla Turchia, risulta ancora più chiaro quanto il fenomeno sia globale e multiforme: intere popolazioni costrette a migrare, a spostarsi a lasciare le proprie terre e intere zone del nostro pianeta distrutte o danneggiate in modo irreversibile, attivisti arrestati in tutto il mondo o perseguitati, avversati sia da interessi privati ma anche da istituzioni e dagli Stati stessi.Le lotte contro questo nuova forma di sfruttamento si traducono dunque sia una lotta per il diritto all’acqua, al cibo, ma, in definitiva, in una lotta per affermare i diritti umani.

In tutti gli interventi è uscita una prima urgenza: quella di dare visibilità a questo fenomeno. Il sito watergrabbing.net, lanciato lo scorso ottobre in Italia da COSPE, nasce con quest’intenzione. Sulla falsariga di altre esperienze messe in atto con successo per il land grabbing, la piattaforma nasce per condividere esperienze, dati, ricerche denunce e segnalare casi e anche lotte di piccoli movimenti locali. L’obiettivo è quello di riuscire a porre sempre di più il water grabbing all’attenzione internazionale. Non è forse abbastanza ma è un primo inizio concreto e una grande spinta anche per azioni di advocacy . Ed è da qui che potrebbero ripartire le numerose associazioni e gli attivisti convenuti a Tunisi.

www.watergrabbing.net

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