Water grabbing: le sfide dello Swaziland

Lo Swaziland, incuneato tra Sudafrica e Mozambico, è il più piccolo stato dell’Africa Australe ed è anche l’ultima monarchia tradizionale dell’Africa Sub-Sahariana. La sua economia ha i punti di forza nell’agro- industria, in particolare nella produzione di canna da zucchero e di legname, settore largamente controllato da imprese estere (prevalentemente sudafricane), e i cui profitti avvantaggiano le élite interne legate alla famiglia reale.

Un rappresentante di COSPE, presente al Social Forum per testimoniare l’esperienza dello Swaziland all’evento “Stop water grabbing”,  attivo da molti anni sul fronte del rafforzamento delle comunità rurali, la loro partecipazione e in particolare su tutto quello che riguarda la sicurezza e sovranità alimentare: “che non è ancora garantita”- dice durante il suo intervento. “I nemici della sovranità alimentare – continua sono molteplici ma sicuramente il principale è la mancanza di una chiara legge per la distribuzione delle terre. In Swaziland – dice – vige ancora la legge tradizionale e gran parte della terra in definitiva è sottratta alle comunità e utilizzata per la coltivazione intensiva della canna da zucchero”. La coltivazione così come l’esportazione della monocoltura della canna da zucchero sono un business che è in mano al governo e a gruppi industriali stranieri, principalmente sudafricani. L’acqua utilizzata per queste coltivazioni è un quantitativo enorme e viene garantita utilizzando (e inquinando) fiumi e tutte le falde acquifere del paese. E’ così sottratta alla piccola agricoltura e all’utilizzo quotidiano”. A soffrire più di tutti questa situazione sono le persone che vivono nella comunità rurali ( in Swaziland il 70% della popolazione vive in zone rurali) una delle sfide principali dello Swaziland è dunque rafforzare le comunità che possano così rivendicare i propri diritti e chiedere al governo di garantire loro l’accesso e il diritto all’acqua.

“Ma se queste richieste interferiscono proprio con gli interesse del Governo – conclude-  diventa difficile fare qualsiasi cosa”. Già anche parlare di questo non è facile in Swaziland, la libertà di espressione è un problema e soprattutto non sono ammessi attacchi alla Corona.

Ma in Swaziland si verifica davvero una sorta di water grabbing di stato contro cui si può combattere solo con forti azioni di advocacy, anche al livello internazionali, richieste di nuove leggi sull’accesso all’acqua e le attribuzioni delle terre e una sempre maggiore mobilitazione della società civile. Ma cosa ci si aspetta da questo social forum? Proprio questo: “Trovare gli strumenti per condividere esperienze e anche buone pratiche e anche per rafforzare sempre di più la società civile”.

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