“Save the Tigris”: campagna per salvare il fiume che scorre in Kurdistan

Il Tigri scorre per 400 km attraverso il territorio turco prima di andare a costituire il confine tra Siria e Turchia e confluisce con l’Eufrate in Iraq. Nel mezzo la mitica Mesopotamia: terra fertile e culla di civiltà. Cosa rimane oggi? Il martoriato territorio del Kurdistan (a metà tra Turchia e Iraq appunto) e un territorio attraversati da conflitti e profonde crisi oltre che da disastri ambientali e danni alla popolazione provocati anche da scellerate operazioni di water grabbing.

Non c’è altra parola per definire quello che sta accadendo nel Tigri dove secondo i rappresentanti della” Iraqi civil society solidarity iniziative” ong internazionale che lavora con la società civile irachena in collaborazione con una controparte omologa in Turchia nella campagna “Save the Tigris” : “Le gradi infrastrutture costruite per l’irrigazione e le numerose dighe che sono state costruite sul fiume hanno causato lo sfollamento di circa 2500 persone – dice Ercan Ayboga che si occupa del fronte turco – e un numero altrettanto grande di persone che pur rimanendo sulla propria terra subiscono quotidianamente i danni connessi a questa situazione”.

I danni collaterali sono anche i tanti rifugiati delle grandi città che vivono in povertà e i piccoli agricoltori che hanno come principali avversari i grandi agricoltori. “Conflitti sociali che si alimentano l’uno con l’altro e che si combattono solo attraverso una società civle sempre più forte, politiche di eguaglianza sociale e una grossa azione di advocacy contro uno stato come quello turco, sempre più oppressivo e repressivo”. Anche in Iraq la situazione è molto simile e anche qui il maggior interlocutore è il Governo. “ Le questioni hanno scale diverse si va dal locale al nazionale – dice Johanna Rivera che lavora a Sulemania (iraq)- ma è il Governo che deve capire che deve iniziare a parlare di diritto all’acqua e non della sua gestione più efficiente. Il nostro è un lavoro di advocacy e di sostegno alla società civile ”. Entrambi sono al Social Forum per creare network, capire dove stanno andando le discussioni sul fenomeno water grabbing ed entrare in contatto con altre persone ed esperienze.

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