Dal World Social Forum una Carta Mondiale dei Media Liberi

Comunicare per mobilitare e mobilitarsi per comunicare”: questo lo slogan con cui, nel 2009 a Belem si apriva il primo Forum Mondiale dei Media Liberi. Un percorso che ha parlato e che parla tante lingue, e che, dopo diversi anni, attraverso tanti momenti di incontro e di elaborazione, ha portato a Tunisi, in questo Social Forum, alla definizione della Carta Mondiale dei Media Liberi.
Un processo davvero laborioso e faticoso, come faticose sono le pratiche di partecipazione e inclusione e i veri processi democratici. Una Carta che, in questa fase, intende fissare i valori, l’identità e gli obiettivi dei media liberi. E magari non ce ne sarebbe neanche stato bisogno, se consideriamo che l’art.19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita che “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Sappiamo invece quanto questo articolo, oggi, sia lettera morta, da cui la necessità della Carta che prende vita dal Social Forum Mondiale di Tunisi.

Una Carta che intanto allarga il panorama dei media e dei suoi addetti, senza restare nei limiti circoscritti dei media e dei giornalisti riconosciuti e “di mestiere”. Blogger, media producer, attivisti che operano sui social media, web tv, radio locali, produttori di software liberi, organizzazioni sociali, centri di ricerca ed ancora altre realtà sono autori e mezzi che producono una mole enorme di informazione e comunicazione, coprendo i grandi temi dei diritti umani, della democrazia, delle libertà fondamentali, delle emergenze e delle marginalità sociali, che dovunque e spesso hanno accoglienza molto ristretta nei media mainstream, che fanno parte a pieno titolo del sistema politico ed economico e che orienta le informazioni, le opinioni, il consenso internazionale.

Un panorama di media e di operatori, quindi, che spazia da network internazionali ad esperienze locali, e che sono abituati a sperimentare pratiche diffuse di convergenza e collaborazione, tra di loro e in un dialogo costante con le organizzazioni sociali, gli attivisti, i movimenti per i diritti e per la pace. Alla base dell’azione dei media liberi, e della Carta, c’è il principio che il libero accesso all’informazione non è solo un diritto fondamentale, ma una precondizione di base per la stessa partecipazione democratica di ogni essere umano alla vita del contesto in cui vive e del contesto globale, oltre che essere un elemento essenziale dell’attuazione dei diritti umani.

In linea con queste premesse, gli obiettivi della Carta sono molteplici. A partire da un concetto fondamentale e rivoluzionario, per certi versi: i canali di comunicazione (frequenze radio e tv, banda larga, ecc.) devono essere considerati beni comuni, fondamentali per la vita umana, come l’aria, la terra, l’acqua. Ne conseguono altri obiettivi, come il garantire un compiuto pluralismo nel mondo dei media, contro le logiche di mercato che dovunque favoriscono la concentrazione della comunicazione in poche grandi corporation. Altri obiettivi che da sempre caratterizzano l’azione dei media liberi sono il contrasto senza tregua a qualunque forma di razzismo e discriminazione che viene fatto attraverso i media, come la necessità di riequilibrare i gravi squilibri che esistono da sempre nei flussi di comunicazione globale tra i paesi ricchi e i paesi impoveriti. Senza tralasciare il riconoscimento delle diversità, nel pieno rispetto delle culture, delle tradizioni e delle identità di tutti i popoli, a partire dalle minoranze e dai popoli indigeni spesso minacciati dall’informazione globalizzata, oltre che da guerre e politiche coloniali. In quest’ottica, i software liberi e l’uso consapevole dei media, secondo il principio della “sovranità tecnologica”, sono strumenti di primaria importanza. Di conseguenza, la Carta avanza delle proposte innovative al mondo della politica.

Innanzitutto sono urgenti misure che garantiscano l’indipendenza dei media pubblici e la riduzione delle misure di controllo di Internet, spesso usate in maniera repressiva contro chi promuove pratiche e contenuti di dissenso e di denuncia. Ne consegue la necessità di strumenti di protezione dei giornalisti e degli operatori dei media, che spesso sono perseguiti e privati della libertà a causa del loro lavoro. Più in generale, le richieste di più ampio respiro respiro strategico si sostanziano nella strutturazione di politiche e forme di sostegno pubblico ai media liberi che promuovono i principi di democrazia e libertà di informazione: legislazioni specifiche e organismi di regolamento nel settore dei media che riconoscano e favoriscano lo sviluppo dei media liberi, ripartizione democratica delle frequenze e degli spazi per fare comunicazione e informazione, promozione di tecnologie non proprietarie e open source, che favoriscono la libera circolazione di idee e opportunità di espressione.

Licenziata la Carta, l’obiettivo del movimento dei media liberi è quello di azioni diffuse di advocacy e di proposta politica, perché dai principi generali si passi ad azioni concrete e specifiche. Appuntamento, quindi, alle prossime iniziative del movimento, in cui di volta in volta si affineranno gli strumenti e si valuteranno i risultati: come spesso accade, i movimenti sociali esprimono prospettive e visioni davvero innovative, che sono destinate a tracciare la strada degli anni a venire.

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