Militant Media

Dalle radio pirata ai portali iperlocali, passando per i siti di cultura trans-mediterranei e il giornalismo “militante”. Abbiamo raccolto le voci dei protagonisti di questo mondo mediatico parallelo: giornalisti e blogger che usano gli strumenti di comunicazione per costruire reti di attivismo, culturale e politico, nel Mediterraneo.

RADIO PIRATA NEI CAMPI DI POMODORI

Francesco DiPort Said Ultras - Gli Ultra di Port Saidasio è fondatore di Amisnet, agenzia radiofonica per le radio comunitarie in Italia. Dal 2010 è segretario generale di Amarc, l’Associazione mondiale delle radio comunitarie.

“Amisnet nasce nel 1998 da un gruppo di ragazzi che lavoravano a Radio città futura, la radio romana di Radio Popolare. In un momento in cui si stava riducendo personale, decidemmo di aprire un’agenzia radiofonica che fornisse contenuti per radio comunitarie. Quando abbiamo cominciato lavoravamo con circa 20, 25 emittenti in Italia. La nostra prerogativa è sempre stata l’alta qualità dei prodotti e, forse per primi, l’utilizzo di tecnologia internet. Non ci facevamo pagare i servizi ma ci finanziavamo grazie a progetti internazionali relativi ai media. Dalla metà degli anni 2000 abbiamo cominciato a lavorare in Giordania e in tutta l’area mediorientale. Amisnet ha resistito ad ogni crisi e vive ancora (con 4 collaboratori stabili e diversi altri collaboratori esterni) e si dedica principalmente alla produzione di audio documentari, un formato che non fa quasi più nessuno ma che noi riteniamo ancora un ottimo veicolo di informazioni, racconti e storie. Se ci definiamo media attivisti? Credo che negli ultimi anni il concetto di attivismo sia cambiato, soprattutto con i social media, e mi pare che ci sia anche un po’ di confusione con il citizen journalism. Noi da sempre lavoriamo per e con le radio comunitarie, che già di per sé rappresentano in Italia un fenomeno di attivismo politico e sociale. Oggi abbiamo messo su delle piccole radio “pirata” che trasmettono dai campi di raccolta dei pomodori. Montiamo ripetitori e attrezzature in baracche o camper e da lì trasmettiamo con i lavoratori, alla fine della giornata nei campi. Siamo in Campania e in Salento. Piccoli esperimenti di “radio-attività.“ amisnet.org

PUNTARE SULL’IPER-LOCALE

3° giornata FSM_10

Micheline Tobia è una delle fondatrici di Mashallah News, un collettivo di blogger, giornalisti e graphic designer sparsi per il Mediterraneo.

“Siamo interessati alla scena culturale undergorund, ai tabu sociali, all’arte di strada, il body painting e tutto ciò che travalica le frontiere dei singoli Stati.
Raccontiamo storie che vengono dal sud e dall’est del Mediterraneo, includendo anche l’Iran, per le sue radici culturali affini a resto della regione. Siamo però stanchi di Lawrence d’Arabia e degli altri cliché, diffusi con la complicità, non ultima, della CNN.
La nostra formula è quella dell’iper-locale. Ci concentriamo su storie di artisti che aprono una finestra sulle città in cui vivono. Per questo cerchiamo corrispondenti che vivano le città, che sappiano raccontarle, che sappiano insomma di cosa stanno parlando. Abbiamo cominciato con un semplice blog, poi siamo cresciuti. Dall’esperienza di Mashallah News è nato recentemente anche un libro che raccoglie storie su Beirut. Il prossimo in cantiere è invece su Istanbul. Non trattiamo propriamente di soggetti politici, nel senso che non seguiamo l’agenda dei partiti e dei governi.
Ma quando parliamo di rifugiati siriani parliamo di politica, e lo facciamo anche quando parliamo di arte di strada. Ogni storia però è retta da un’esperienza personale, spesso artistica e iper-locale. La sfida più difficile è quella di tenere in vita un sito che si regge solo su lavoro volontario.
Siamo cinque redattori sparsi per il Mediterraneo che scelgono la linea editoriale e dirigono il sito. Anche i collaboratori sono volontari. Eppure c’è un grande entusiasmo. Non ci aspettavamo di crescere così.“  mashallahnews.com

ATTENTI AI NOSTRI OBIETTIVI

2° giornata FSM_39

Georgia Tsismetzoglou è una delle fondatrici del gruppo di media- attivisti greci “Mind the cam”, nato nel 2011 sulla scia degli scontri di piazza ad Atene a seguito dell’imposizione delle politiche di Austerity da parte dell’Europa.

“Quando nel 2011 le grandi proteste sono iniziate nel nostro Paese, abbiamo avuto momenti di grande crisi che sono sfociati in scontri violenti. Per questo abbiamo deciso di creare un sito ufficiale del movimento, “real democracy”, dove si potevano caricare video e foto durante tutto il periodo dell’occupazione della piazza e delle repressioni da parte della polizia greca. Abbiamo anche aperto un account youtube per poter diffondere il materiale che stavamo producendo. Questo ha permesso di mostrare come fossero state manipolate le informazioni dai media mainstream.
Le persone hanno iniziato a capire cosa stava succedendo realmente, cosa che ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica: i media ufficiali non potevano più ignorare la realtà dei fatti. Come media-attivisti abbiamo fatto capire che c’è un’alternativa seria e professionale ai media tradizionali. Ovviamente non riusciamo ad avere la risonanza dei media nazionali: le informazioni sono solo a disposizione di chi usa internet ma è comunque un modo per coinvolgere un gran numero di persone.
Negli ultimi tre anni il mondo dell’informazione alternativa ha contribuito a diffondere una nuova coscienza nell’opinione pubblica. Nel frattempo però il nostro gruppo si è ristretto: molti di noi hanno cominciato a cercare anche strade alternative a “Mind the cam” per trovare un modo per sopravvivere. Il gruppo era formato da trentenni, disoccupati. Mentre l’ondata di proteste si è esaurita la crisi economica ha continuato e molti hanno dovuto cercarsi un lavoro. Per fortuna ci sono anche media-attivisti che riescono a raccogliere finanziamenti per il loro lavoro. Rimangono media attivisti anche se sono pagati? Per me la risposta è sì. C’è bisogno di denaro per avere informazioni accurate. Nel 2011 lavoravamo esclusivamente al progetto mind the cam, ma quanto si può andare avanti senza risorse? è difficile mettere da parte la tua vita e lavorare solo per la causa.“ realdemocracygr.wordpress.com

 

INSEGUIRE L’ “UTOPIA” MEDITERRANEA

Marcia Apertura FSM31

Nathalie Galesne è la fondatrice del sito mutlilingue BabelMed, nato nel 2001 “per dare voce alla diversità culturale del Mediterraneo e ai grandi dibattiti che lo attraversano”.

“Subito dopo l’attentato alle Torri gemelle il quadro geopolitico era molto pesante. Era cominciata una campagna di demonizzazione dell’altro, del “musulmano”, inquadrata nel cosiddetto scontro di civiltà. BabelMed è stato lanciato in questo contesto, su un sito internet: uno strumento all’epoca nuovissimo.
Ci siamo concentrati in particolare sull’aspetto culturale. Perché, nonostante l’esistenza di forme di resistenza sociale nei Paesi della sponda sud, come gli attivisti e i sindacati, gli artisti facevano molto per raccontare la loro società entrando dentro la sua complessità. Per questo abbiamo costruito una rete di giornalisti che non erano i soliti corrispondenti, ma che avevano come requisito fondamentale una relazione molto stretta con la loro società ed il mondo della cultura. una rete composta da persone che provengono dai principali Paesi del Mediterraneo, incluse Italia, Francia e Spagna. Abbiamo lavorato anche aprendo dei cicli d’inchiesta e di approfondimento su temi legati al Mediterraneo. “BabelMed Monde Arabe”, ad esempio, è stato un progetto d’inchiesta dedicato alle Primavere arabe.
Il nostro portale è materialmente “fabbricato” in Italia, ma è concepito per tutti i cittadini del Mediterraneo, per questo è scritto in quattro lingue: arabo, italiano, francese e inglese.
Costruire e mantenere una rete di giornalisti in tutto il Mediterraneo non è facile. Spesso siamo a corto di fondi. La versione araba del sito, ad esempio, è stata ferma per un anno e nonostante questo ha avuto moltissime visite. Il problema è che non si è ancora trovato un modello economico di sopravvivenza per i siti d’informazione. Nel nostro caso non abbiamo pubblicità: non seguiamo un modello commerciale, quindi ci manteniamo con l’aiuto di fondazioni che credono in noi e con progetti dell’unione Europea che ci permettono di sviluppare diversi filoni d’informazione.
Credo che il Mediterraneo sia un’invenzione europea, un’utopia, certo, assolutamente positiva. Non possiamo però pensare che i giovani arabi abbiano guardato al Mediterraneo durante le loro rivoluzioni. Detto questo, c’è un forte bisogno d’informazione continua. Che ne sappiamo oggi della Libia? Cosa sappiamo veramente dell’Egitto e degli altri Paesi?” babelmed.net

 

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