Siamo tutte clandestine. E libere…

Nata in una piccola cittadina per portare alla periferia le voci della rivoluzione oggi Radio 3R è passata dal web all’etere, ma senza licenza.

Tunisia_Ragueb_Radio3R_2012_111Clandestine. Ancora così ci definiscono i media mainstream, che ci dipingono come radio anarchiche fuori dal controllo. Succede ancora in questi mesi, nonostante l’autorità indipendente del settore audiovisuale sia operativa ormai da più di un anno e abbia pubblicato i regolamenti di radio e televisioni private, prevedendo anche una sezione per i media associativi. È la prima volta nel mondo arabo che le radio associative vengono riconosciute e ne siamo fieri, soprattutto perché il processo nasce da una forte mobilitazione dal basso delle radio stesse.

Ma allo stesso tempo ci chiediamo perché ancora oggi sia necessario difenderci dagli attacchi degli organismi del sistema di Ben Ali costituiti ad hoc per monopolizzare il mondo mediatico e renderlo ingiusto. Ma il passaggio all’etere per noi è stato vitale. Nasciamo come una piccola radio alternativa della Tunisia profonda, Regueb, piccola cittadina a una trentina di chilometri da Sidi Bouzid. Siamo stati al centro della rivoluzione del 17 dicembre 2010 e contiamo il maggiore numero di martiri in proporzione agli abitanti. È proprio in una delle manifestazioni che seguono la rivoluzione che decidiamo di creare una radio sul web, con l’obiettivo di riportare in prima persona i dibattiti dei sit in di Tunisi nelle regioni interne. L’ambizione cresce e con il tempo ci poniamo l’obiettivo di rompere la centralizzazione mediatica in atto in Tunisia e di creare un media strutturato ma nostro, che valorizzi la regione, una regione resistente già dall’epoca della colonizzazione ma stigmatizzata dai media nazionali distanti dal contesto e incoscienti della nostra realtà.

La grande opportunità del progetto europeo e l’appoggio delle associazioni italiane (COSPE, Amarc ndr) ci permette di aumentare le ambizioni e volare alto. Con mille difficoltà mettiamo su gli studi radiofonici e avviamo l’attività sul web. È il 9 gennaio 2013, giornata dei martiri di Regueb, si alternano ai microfoni le voci giovani della squadra, ancora incosciente dell’impatto ma riunita nello slogan “Sawtek tji” (la tua voce si sente) o “Lkalima lik” (a te la parola). È ancora troppo rischioso trasmettere sulle onde Fm e alla fine crediamo che il web sarà anche un test importante per noi, visto che siamo tutti amatori. Esperienza che ci tocca, ci esalta, ci esaspera! Cerchiamo da un lato di costruire con fatica il nostro gruppo e dall’altro lavoriamo per connetterci alle altre piccole radio libere della Tunisia postrivoluzionaria.
L’equipe è giovane, l’inesperienza e la necessità di testarsi come gruppo ci rendono la vita difficile ma sappiamo che la strada che stiamo aprendo è unica e che così non si torna più indietro. Un gruppo giovane e misto a maggioranza femminile ma anche con numerosi ragazzi, un ambiente irripetibile al di fuori delle porte della radio per eterogeneità di profili, età e visioni politiche.

Tutti impegnati nel dare voce ad una comunità che non è mai stata ascoltata e che continua ad essere ridicolizzata dai media mainstream e dai cittadini e cittadine della capitale.
Dopo sei mesi finalmente il passaggio all’etere, il 20 giugno 2014, atteso dall’intera comunità, finalmente raggiungiamo anche le località più nascoste della campagna. Una scelta politica importante quella di accedere su Fm senza licenza e con antenna e trasmettitore di nostra proprietà, importati con vari espedienti e approfittando dell’occasione del Forum Sociale Mondiale. Siamo consapevoli, delle potenzialità e dei rischi che questo passo comporterà. Ma in primis sappiamo bene che stiamo difendendo il sacrosanto diritto al pluralismo, alla libertà d’espressione, all’informazione indipendente vicina al cittadino. Allo stesso tempo promuoviamo un luogo di partecipazione, cittadinanza attiva, inclusione sociale in una delle regioni più marginalizzate a livello economico, politico e mediatico.

È con questi obiettivi che ancora oggi resistiamo di fronte ai continui attacchi perpetrati contro le radio libere tunisine, ad oggi quattro, da parte degli agenti doganali e dell’ufficio nazionale di telediffusione. L’ultimo contro Radio 6, radio simbolo perché prima a diffondere su Fm dal 14 gennaio 2011. Per questo è ancora attuale parlare di libertà d’espressione in Tunisia, dai più considerata una conquista della rivoluzione. Per questo è ancora urgente lavorare in rete con le altre radio tunisine per rafforzare la nostra influenza sulle istituzioni per un riconoscimento legale chiaro e delle garanzie di protezione per i soggetti impegnati nell’informazione alternativa.


Debora Del Pistoia, referente Tunisia COSPE

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