Salvare la poesia – internvista a David Riondino

David Riondino collabora con noi al recupero dell’arte poetica cubana. Ci racconta come sta andando il progetto.

Incontrare David Riondino per un’intervista non è facile, bisogna trovare un momento tra i diversi impegni ed eventi, senza contare i viaggi in agenda, fra cui quello a Cuba, dove l’artista collabora con COSPE su un progetto per il recupero del “punto cubano”, una forma di poesia orale tipica dell’isola.

Come si combina la cooperazione con la cultura e la valorizzazione delle tradizioni?

Se la cooperazione è una forma sia di sostegno che di conoscenza e di relazione tra soggetti che, in modo più o meno privilegiato, appartengono allo stesso mondo, l’elemento culturale non può che essere strategico. Cuba ha una tradizione di poesia orale molto forte: un patrimonio immateriale importante come quello della scultura o l’architettura.

L’architettura coloniale, ad esempio, è uno dei capolavori di Cuba, patrimonio dell’Unesco, valorizzata e preservata. Ma una forma equivalente di cultura è la poesia, anche se, essendo immateriale, non si vede. I Paesi con cui veniamo in contatto, non sono solo bisognosi di scuole, campi, fabbriche e gestione dei rifiuti, ma anche di strutture che proteggano questi mondi, cosiddetti immateriali ma in realtà molto concreti.

Come sta procedendo il progetto?

In questa fase stiamo lavorando per dotare di attrezzature che servano a documentare quest’arte poetica attraverso il “Centro della decima”. La decima è una forma di poesia orale cantata in strofe di 10 ottosillabi con rime interne. Un modulo che consente agli improvvisatori di andare ad allargare o a stringere il discorso, a tendere questa tessitura di parole, di ragionamenti, di botta e risposta dentro cui si muovono nelle feste e negli incontri tra poeti. Il progetto poi si svilupperà soprattutto verso i ragazzi: sono previsti infatti interventi di didattica, in cui gli insegnanti andranno ad aiutare il talento di alcuni adolescenti cubani.

L’ultima fase consisterà invece nel portare in Europa un gruppo di poeti che improvviseranno nei festival a partire da diversi canovacci di teatro, come don Chisciotte e Otello. Abbiamo già avuto un interessante assaggio di questo al Festival di Internazionale a Ferrara lo scorso ottobre, quando abbiamo portato sul palco l’arte dell’improvvisazione e i poeti cubani.

COSPE quest’anno compie 30 anni. Come trova la collaborazione con la nostra organizzazione?

A 30 anni si è degli uomini maturi non si è più nemmeno solo dei soldati: o si è veterani o si è capitani. COSPE sta facendo quello che deve, capitaneggiando egregiamente delle azioni che non sono certo militari ma hanno bisogno di un grado di efficienza, preparazione e penetrazione per certi versi simili a quelle del peace keeping. C’è una battaglia in atto nel mondo, non più militare ma economica, e le forme di intervento di una Ong come COSPE somigliano a forme di risoluzione dei conflitti, di ricostruzione del tessuto connettivo di una società. Questo è l’intento che COSPE mette nei progetti e nelle attività in cui collaboro, una specie di ridefinizione del bene comune in senso culturale ed economico: ricreare le strutture perché gli individui possano ricostruire il tessuto di una famiglia globale.

di Marco Lenzi

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