Ecco l’autogestione a cinque stelle

Benvenuti al Bauen, hotel di lusso e laboratorio per un’altra economia

Al primo e al secondo piano è un hotel di lusso, al terzo è un laboratorio politico per i movimenti sociali dell’Argentina, dove si progetta dal basso il futuro del paese e si dorme gratuitamente in camere a cinque stelle. L’Hotel Bauen ha questa doppia anima che lo rende il simbolo di un’economia possibile: quella di un’impresa gestita senza proprietari, perché i proprietari, per avidità e incuria, hanno condotto nel 2001 alla bancarotta uno dei fiori all’occhiello del settore alberghiero argentino. Metafora in piccolo di quello che succedeva lo stesso anno al resto del paese: migliaia di imprese trascinate nel baratro dal default dello Stato, mentre per strada si contavano i morti di un’ondata inarrestabile e violenta di proteste. Ma la storia dell’Hotel Bauen parte da lontano. Le sue porte di vetro dalle pesanti maniglie in acciaio con su stampata la “B” di Bauen (acronimo di Buenos Aires una Empresa Nacional), aprivano per la prima volta nel 1978. Era l’anno dei mondiali di calcio e Buenos Aires non aveva più posti per ospitare i tifosi venuti da tutto il mondo. Soprattutto i più illustri. L’Hotel Bauen nasceva per loro. Con le sue 5 stelle e la sua posizione in pieno centro in avenida Callao, diventò da subito uno degli alberghi più esclusivi della città. Il Banco Nacional del Desarollo del resto fu molto generoso nel finanziare il progetto: il presidente della Bauen SA Marcelo Iurcovich, vantava una buona amicizia con i vertici della Giunta Militare. Amicizia che lo mise in grado di dilazionare i pagamenti a banche e fisco, fino a creare una voragine finanziaria, specularmente opposta alla sua ricchezza personale. La gestione fraudolenta del Bauen continuò anche dopo che nel 1997 lo acquistò il gruppo cileno Solari.

Ma prima o poi i nodi vengono al pettine, e quando nel 2001 in Argentina esplose la crisi finanziaria, il Bauen, insieme al resto del paese, dichiarò bancarotta e chiuse i battenti, licenziando in tronco più di 100 lavoratori.

Ma tra di loro non tutti si rassegnarono. Proprio in quegli anni in Argentina nasceva il Movimento Nacional de Empresa Recuperada (Mner) che cominciò a riunire tutti quei lavoratori che si battevano per recuperare le proprie aziende trascinate nel baratro dai padroni e dalla politica economica del paese. Venti dipendenti del Bauen decisero così di rialzare la schiena e riprendersi il loro Hotel, vale a dire, la loro vita.

Ci sono voluti oltre due anni di lavoro legale e associativo per rimettere piede nell’albergo e un altro anno ancora per recuperare una struttura danneggiata dall’inattività, i saccheggi e l’incuria.

Finalmente nel 2004 il Bauen riapre. La sua gestione è completamente in mano ai lavoratori, (oggi 150) riuniti in una cooperativa. Tutte le decisioni vengono prese dal consiglio di amministrazione soltanto dopo aver consultato l’assemblea dei soci. La cooperativa funziona divisa in aree di lavoro, ciascuna con i suoi responsabili che poi riportano eventuali problemi, idee o proposte al consiglio di amministrazione. Il nuovo Bauen negli anni ha investito molto anche nella struttura e nella formazione professionale dei suoi lavoratori che hanno potenziato le loro competenze in marketing, gestione, amministrazione, igiene e sicurezza.

Le attività culturali sono un altro dei cavalli di battaglia dell’hotel. Le sue sale ospitano di continuo concerti, spettacoli teatrali, proiezioni e festival. Sono spazi aperti all’intera comunità, che attirano anche clienti. Un modo di fare impresa che risulta vincente, al punto che nel 2007 il vecchio proprietario Iurcovich cerca di rimettere le mani sul suo gioellino con un’offerta d’acquisto lanciata dalla Mercoteles, compagnia gestita da suo cognato.

Il tribunale commerciale accoglie l’offerta e decreta lo sgombero. Ma i lavoratori non ci stanno, chiedono di poter acquistare anche loro l’albergo a un prezzo equo. Intorno a loro nasce una mobilitazione imponente della società

civile. Aderiscono migliaia di persone tra cui il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel e il regista Fernando

Pino Solanas. Dopo 24 ore dalla sua emanazione, il decreto di sgombero viene ritirato.

Oggi le imprese recuperate argentine costituite in cooperativa sono circa 220, e circa 15.000 i lavoratori protagonisti di questa storia. La cosa straordinaria è che dal 2001 ad oggi nessuna impresa recuperata ha chiuso. Anzi, continuano a nascerne sempre di nuove.

Di Ernesto Pagano

Leggi tutti gli articoli di questo numero di Babel

Ecco l’autogestione a cinque stelle
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest