Plastica, tessuti, lavoro e dignità

A Rio Grande nasce una filiera del tessile equa, sostenibile e senza intermediari

Filiera del tessile, plastica, tessuti, dignità e lavoroCi sono delle esperienze che sembrano utopiche sulla carta ma che quando funzionano diventano un punto di riferimento per tutti. E’ quanto è successo con “Justa trama”, una cooperativa è anche una marca solidale brasiliana di cotone ecologico nata 7 anni fa in Brasile che oggi coinvolge più di 700 lavoratori. Tutti appartengono ad associazioni, cooperative e famiglie di agricoltori, raccoglitori di sementi, produttori di cotone, tessitori e sarti di 6 Stati della federazione: Rio Grande do Sul, Santa Catarina, São Paulo, Minas Gerais, Rondônia y Ceará. Sì perchè Justa trama è una vera e propria catena, una filiera di economia sociale e soilidale che intreccia destini di tanti lavoratori in tutto il Brasile: “Gli obiettivi principali che “Justa Trama” si pone sono due – ha spiegato la coodinatrice della cooperativa, Nelsa Fabian Nespolo – assicurare una retribuzione dignitosa ai lavoratori impegnati in tutta la filiera e ridurre al minimo l’impatto ambientale”. E per ottenere questi risultati Justa Trama “ha eliminato tutti i processi di intermediazione. Tutto rimane a chi lavora nella catena produttiva, secondo il modello economico della fair chain”.

Per quanto riguarda, invece, l’impatto sull’ambiente, il settore del cotone a livello mondiale è quello che consuma più prodotti chimici: “Al contrario, i nostri prodotti – racconta Nespolo – sono realizzati senza l’utilizzo di pesticidi e elementi chimici e tossici in ogni passaggio della filiera”. “Justa Trama” però si pone degli scopi ancora più ambiziosi: “L’idea è quella di avviare un processo di cambiamento generale del modo di pensare l’economia in Brasile”, afferma Nespolo e aggiunge che grazie ai processi di economia solidale “vogliamo dar vita a una trasformazione più profonda della società, sia per quanto riguarda i consumi che il risPetto dell’ambiente e dei diritti umani”. Questa trasformazione deve avvenire prima “nelle singole persone, che poi si contagiano a vicenda, generando un cambiamento collettivo”.

Nespolo è stata promotrice a Porto Alegre del primo incontro delle donne che lavorano nell’economia sociale e solidale, e attualmente è direttrice della Segreteria della piccola e media impresa e dell’Economia Sociale e Solidale (Ess) dello Stato di Rio Grande Do Sul, parte integrante del Direttivo di Unisol Brasil, la seconda più grande centrale di cooperative del Brasile. I suo lavoro continua anche a livello politico e sociale, convinta che l’economia sociale e solidale rappresenti “un vero modello alternativo di sviluppo contrario al modello e ai valori consumistici e al sistema capitalista dominanti”. Ma non vuole che si pensi che si tratti di un’economia “di poveri per i poveri”. Al contrario si tratta di un modello economico vincente che mette al centro le relazioni e le persone. E che utilizzando la tecnologia può valorizzare il lavoro e risparmiare l’ambiente. Seguendo quest’ispirazione profondamente radicata, Nelsa è stata anche l’ideatrice della catena del Pet (riciclaggio delle bottiglie di plastica). Un gruppo di cooperative tessili ha cominciato a integrare nel proprio processo produttivo la lavorazione di fibre derivanti dal poliestere riciclato, per produrre tessuti da usare per abiti e soprattutto borse, vista la recente approvazione della legge che abolisce le buste di plastica. “La catena parte dalla raccolta delle bottiglie in Pet, attività che in Brasile coinvolge più di un milione di persone”, spiega Nespolo. “Queste bottiglie – aggiunge – vengono fatte a pezzi e trasportate in Uruguay, dove vengono trasformate in fiocchi di Pet. I fiocchi, riportati in Brasile, vengono filati e diventano una componente della tessitura». Il programma Pet è ancora in fase di sperimentazione, anche se tutti i passaggi sono stati compiuti. “La cosa più difficile è la trasformazione del Pet in filo. Il tessuto, infatti, deve essere forte e resistente”. Adesso le cooperative coinvolte si sono riunite a Porto Alegre per definire il prezzo del prodotto ottenuto, che dovrà essere contemporaneamente concorrenziale e tale da permettere un pagamento dignitoso dei lavoratori.

Si tratta della prima catena solidale in cui tutti i soggetti sono cooperative o associazioni che appartengono al commercio equo e che ha una forte attenzione alla tutela dell’ambiente, al punto da fare dei rifiuti la sua materia prima principale. Economia, diritti umani, risPetto dell’ambiente, equilibrio e giusta distribuzione del reddito sono dunque le parole d’ordine di una diversa economia che Nespolo e il suo lavoro ci raccontano essere possibile.

Di Pamela Cioni

Leggi tutti gli articoli di questo numero di Babel

Plastica, tessuti, lavoro e dignità
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest