Siamo nati e cresciuti “in movimento”

Dalle lotte contro l’apartheid alle primavere arabe, a fianco di chi rivendica democrazia e diritti: la vera lotta per il pane è questa.

Movimento anti-apartheidIn occasione dell’imposizione di sanzioni economiche al Sud Africa nel 1985, la Commissione Europea invitò a Bruxelles i leader dei movimenti anti-apartheid per consegnare loro 5 milioni di euro destinati a finanziare misure positive per la popolazione nera. I leader però li rifiutarono e chiesero alla CE di consegnarli alle ong europee attive nella lotta contro l’apartheid.

Quelle ong che avrebbero disegnato e realizzato i progetti per le popolazioni vittime dell’apartheid insieme al movimento sudafricano. Chiesero inoltre che una parte di questi fondi restasse alle ong per sostenere le loro attività anti-apartheid in Europa. Cospe era tra queste.

Quella decisione ebbe la forza di creare una lobby potente che consentì ai sudafricani di usare quei fondi (divenuti in seguito 50 milioni l’anno), per sostenere progetti di autogoverno delle township, di creazione di sindacati nei bantustan, di difesa dei prigionieri politici, e anche di educazione anti-razzista della popolazione bianca. Progetti che non sempre piacevano ai funzionari della Commissione, ma che venivano accettati anche grazie al crescente movimento europeo anti-apartheid, sostenuto dai fondi cui i nostri partner sudafricani avevano rinunciato.

Un partenariato basato su obiettivi comuni di lotta, ma anche di scambio e di conoscenza. Gli stessi obiettivi che ritroviamo oggi in quei movimenti che mettono in primo piano temi che una volta avremmo definito “di liberazione” dai dittatori e dalle ideologie che opprimono.

Come in Afghanistan, dove i nostri partner ci chiedono di usare in Europa una parte dei fondi già scarsi destinati alle ong democratiche afghane, per mantenere e creare un movimento di opinione pubblica solidale che riconosca il diritto alla democrazia a tutti i popoli del mondo, anche a quello afghano.

Democrazia e diritti sono l’agenda di tutte le lotte del mondo attuale. I popoli del mondo non si sollevano più per il pane, perché hanno capito che pane e lavoro sono conseguenza, non presupposto, della propria libertà ad operare come persone.

Per questo Cospe sta dalla parte dei protagonisti di queste lotte: le organizzazioni che hanno iniziato le primavere arabe, le donne che lottano contro antiche e permanenti schiavitù, i giovani che cercano il cambiamento, i lavoratori che vogliono la dignità. Perché sappiamo che solo se tutte le persone saranno libere potremo sperare di esserlo anche noi.

Di Silvia Ricchieri

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