Tunisi, lacrime e rabbia al corteo funebre per Mohamed Brahmi

These are the times to piss over the desks, ministers and parliaments. I piss on them shamelessly for they shamelessly fought us”, con questi duri versi del poeta iracheno Moudhafar Naweb, riportati su un telo srotolato da un balcone, un gruppo di ragazzi ha salutato il passaggio del corteo funebre per Mohamed Brahmi, leader del Fronte Popolare tunisino, assassinato lo scorso 25 luglio, giorno della festa della Repubblica in Tunisia.

L’assassinio di Brahmi arriva come un terribile deja vu a meno di 6 mesi dall’omicidio dell’altro leader storico del Fronte Popolare, Chokri Belaid. A ripetersi è la modalità vile dell’attacco, una scarica di proiettili davanti al portone di casa, e la matrice oscura degli assassinii.

Numerose nel corteo le foto dei due leader insieme, così come insieme negli ultimi mesi i due politici si erano spesi nel denunciare il governo di Ennhadha e il suo uso strumentale dell’islam come copertura di scelte politiche ed economiche di impronta neo-liberista, non lontane da quelle dell’ancien régime. Le loro foto affiorano su un fiume rosso di bandiere della Tunisia, a testimoniare che le migliaia di partecipanti considerano Brahmi e Belaid, non solo esponenti del Fronte Popolare, ma patrimonio politico nazionale.

Il corteo che compatto ha accompagnato la salma di Brahmi al Jallez, il grande cimitero di Tunisi, ha scandito slogan contro il governo di Ennhadha, chiedendone le dimissioni e contro l’Assemblea Nazionale Costituente (ANC), privata, dopo l’uccisione di Brahmi, di uno dei suoi membri e ulteriormente delegittimata. Brahmi è stato sepolto, per volontà della famiglia, non nella sua città natale di Sidi Bouzid, ma accanto a Belaid, nel quadrilatero del Jallez che accoglie i martiri della patria. L’arrivo della salma è stato accolto dall’inno nazionale cantato dalla folla e dal saluto del generale Mohamed Salah Hamdi, capo di stato maggiore dell’esercito tunisino.

“Ebbene, dà la buona novella a coloro che perseverano, coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: siamo di Allah e a Lui ritorniamo”, ha esordito con voce ferma Ambarka Ouania, vedova di Brahmi, citando il Corano, che insegna ad essere pazienti anche nelle peggiori catastrofi,  e ricordando come il marito abbia lottato per una Tunisia democratica e pluralista. “Avete pianto per Chokri e non è servito a nulla, smettetela ora di piangere per Mohamed e andiamo sotto l’assemblea per chiederne lo scioglimento”, questo l’invito della vedova ai manifestanti che, all’uscita del cimitero, si sono ricostituiti in corteo per dirigersi in massa verso il quartiere del Bardo, dove ha sede l’ANC. Ad accogliere il corteo una pioggia di lacrimogeni, sparati ad altezza uomo dalla polizia per impedire ogni assembramento davanti all’assemblea. Insieme ai giovani attivisti anche diversi deputati sono scesi in strada per esprimere il loro sdegno, bersagliati anch’essi dai lacrimogeni. “Siamo ormai in 53 non disposti a proseguire i lavori di un’assemblea che ha perso ogni credibilità – dichiara un deputato della costituente incontrato sotto il palazzo dell’ANC- stiamo valutando quale possa essere la strategia migliore, al momento non pensiamo di dimetterci perché saremmo facilmente sostituiti dai secondi candidati delle liste, ma preferiamo sospendere i lavori per forzare dall’interno la situazione”.

Dopo l’iftar, cena che segna la fine del digiuno giornaliero di Ramadan, una fitta folla si è riunita al Bardo. Giovani, bambini, famiglie al completo hanno animato, tra curiosità e impegno politico, le strade del quartiere. A tarda notte ha raggiunto il presidio Sarra Brahmi, una delle quattro figlie del leader assassinato, di soli 13 anni, che da un palco improvvisato ha dichiarato “lan yamourrou”, “no pasaran”. Un incitamento a resistere contro chi vuole fermare il processo democratico del Paese.

di Alessia Tibollo 

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