FSM 2013, un’altra Tunisia è possibile?

Marcia Social Forum Mondiale Tunisi - Foto di Andrea Galli
Social Forum Mondiale Tunisi – Foto di Andrea Galli

Dalla prima edizione del Forum Sociale Mondiale (FSM), a Porto Alegre (Brasile) nel 2001, organizzato in contrapposizione al Forum Economico di Davos, lo scenario internazionale è completamente cambiato. Il FSM è nato nel vivo del movimento anti-globalizzazione, come punto d’incontro di una resistenza comune contro gli artefici della globalizzazione neoliberale. Se nei primi anni il forum ha avuto un peso nella mappa delle proteste, che avevano esse stesse centralità in America Latina (dove il FSM si è svolto ben sette volte), o comunque a quelle esperienze si richiamava anche il resto del movimento no-global, non si può dire lo stesso negli anni più recenti.

Il forum non è mai divenuto vero incubatore dei processi sociali di trasformazione della realtà (l’auspicato “movimenti dei movimenti”) ma rappresentava indubbiamente uno spazio di incontro e confronto tra parti dei diversi movimenti attorno a tematiche chiave (no alle guerre, lavoro, ambiente, diritti sociali e sistema economico).

Negli anni più recenti il contesto mondiale è stravolto, e con esso le lotte. La centralità del Sud America è sfumata e l’asse dei movimenti ruota piuttosto ai paesi arabi in transizione e all’Europa dell’austerity, nella lotta a precarietà esistenziale e marginalizzazione economica che uniscono le rivolte della sponda sud del Mediterraneo, i movimenti degli indignati e di Occupy.

La scelta di svolgere la tredicesima edizione del FSM a Tunisi, dove l’inizio delle mobilitazioni nel mondo arabo ha avuto origine, conferma la centralità che ha conquistato l’area mediterranea nella mappa delle lotte, ma il FSM appare più strumento del passato che del presente e del futuro.

Un’occasione di confronto tra i partecipanti, questo sicuramente lo è stato, lasciando però aperta la sfida di un coordinamento nuovo, tra nuove lotte e nuove parole chiave.

La possibilità di incontro tra le realtà sociali di Nord Africa e Medio Oriente è stata un’occasione unica, nonostante le incoerenze durante lo svolgimento del Forum, che ha rivestito anche la funzione di palcoscenico delle vene scoperte della regione. Dagli scontri tra siriani pro e anti-Bashar a quelli tra iraniani e iracheni. L’impossibile presenza della delegazione algerina, bloccata alla frontiera del proprio paese. La delegazione marocchina che, pagata dal governo, ha attaccato e minacciato rappresentanti saharawi. Chi dal forum si è tirato fuori a causa della sospetta presenza di associazioni sioniste o islamiste, e chi lo ha definito “forum del capitale” provando a creare una corrente critica anti-forum.

Di particolare interesse è stata la partecipazione delle esperienze più giovani e recenti, radicate sul territorio di Maghreb e Machrek. Dalle esperienze egiziane di video documentazione sociale e (contro)informazione ai collettivi tunisini alle prese con progetti autofinanziati, le licenze creative commons o la creazione di cooperative per la creazione di reddito. Lo staff della radio comunitaria 3R di Regueb e le donne del nascente “Centro Donna” di Jendouba sono state in questo senso la vittoria raggiunta dal COSPE, che ha visto i partecipanti ai propri progetti, rispettivamente nel sud e nell’ovest della Tunisia, andare nella capitale e confrontarsi con altre realtà a livello mondiale.

Spesso infatti gli incontri del FSM rischiano di essere autoreferenziali per l’associazione che organizza, immersi in un programma denso di attività che a stento col dono dell’ubiquità è possibile seguire. Attraverso un lungo lavoro sul campo e intessendo relazioni forti però è stato possibile dar modo a quelle realtà che il Forum non lo avevano mai neppure sognato e a quei giovani che al tempo di Porto Alegre avevano dieci anni, di attraversare le strade del campus El Manar, scambiarsi idee e contatti.

Spenti i riflettori, svuotati gli alberghi, un punto che resta in sospeso è la mediatizzazione della situazione politica tunisina, inquadrata da mesi nello scontro islamismo-laicità, che oscura le tematiche della disoccupazione e della crisi economica che animano il paese.

Non è chiaro fino a che punto le difficoltà economiche e sociali della Tunisia e l’aria di insicurezza dopo l’omicidio di Chokri Belaid, siano emerse durante il FSM. L’aria di festa che ha regnato a Tunisi per una settimana, dal concerto di apertura di Gilberto Gil alla manifestazione di chiusura per la Palestina nel Giorno della Terra, è stata davvero un vento fresco per i polmoni, ma non è scontato che tutti l’abbiano respirato. E resta la preoccupazione che l’instabile quadro politico tunisino, ancora alle prese con la Costituzione, il rimpasto ministeriale e le future elezioni, possa essersi “decorato” di altermondialismo, mostrando una Tunisia possibile, ma che ancora non c’è.

di Francesca Zampagni

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