Donne e saperi tradizionali: il workshop sull’autoproduzione

902256_10151490030097225_1895291242_oArgilla, pane “tabouna” e pane “melaoui”, oltre al suo coloratissimo vestito tradizionale. Solo questo ha portato con sé Malika nella capitale Tunisi in occasione del Forum Sociale Mondiale 2013. Con l’argilla, che lei stessa va a raccogliere sul bordo di un corso d’acqua a qualche chilometro dalla sua cittadina, Jendouba, costruisce il forno; utile poi a cuocere il pane. Questa sua attività quotidiana l’ha resa protagonista di un atelier presentato al Forum Sociale: “Atelier di autoproduzione. Per la valorizzazione dei saperi tradizionali delle donne”.

L’atelier è stato organizzato dall’associazione femminile della sua città, l’Associazione di donne per la cittadinanza e lo sviluppo (AFPCD), con la collaborazione e il sostegno del progetto di cooperazione di Cospe, “Centro Donne Solidarietà: sostegno all’economia sociale femminile nel governatorato di Jendouba”. Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea, in partenariato con l’Associazione di donne tunisine per la ricerca e lo sviluppo (Afturd), storica associazione femminista tunisina.

In occasione di questo evento di portata mondiale, sono numerosissime le associazioni locali e non che hanno organizzato e presentato conferenze e dibattiti sul tema “donne”. Tra le associazioni tunisine spicca, soprattutto per numero di conferenze e tematiche apportate, l’altra storica associazione femminista, l’Associazione Tunisina delle Donne Democratiche (Atfd). Ma l’atelier di autoproduzione sembra essere stato l’unico ad avere portato direttamente nella capitale una donna, dalla campagna del nord- ovest del paese, al confine con l’Algeria. La regione di Jenduba è il secondo governatorato più povero della Tunisia e quello a più alto numero di donne contadine che lavorano nei campi a prezzi irrisori. Sono queste le ragioni che hanno portato Cospe e Afturd a far partire il progetto nella cittadina di Jendouba che prevede a breve l’apertura di un centro per le donne. Oltre a concepirlo come futuro centro aggregativo per le donne della città e dintorni, il progetto mira ad incoraggiare e sostenere le esperienze di micro-impresa al femminile, già esistenti, in via di elaborazione o da immaginare insieme. L’immaginazione e la riflessione sul futuro spazio, porta una ventina di donne, insieme alla staff locale del progetto composta da quattro, ad incontrarsi ogni giovedi, in attesa dell’apertura del centro.

Quattordici di loro, staff compreso, hanno camminato tra le facoltà del Campus al-Manar di Tunisi che ha accolto il Forum Sociale Mondiale: la partecipazione dalle regioni marginali della Tunisia e soprattutto quella delle donne era uno degli obiettivi che il mondo associativo e l’organizzazione del Forum si proponeva, in continuità con uno dei più significativi risultati della rivoluzione tunisina del gennaio 2011, che ha aperto la capitale del paese e il suo nord, alle regioni interne del paese, quasi totalmente sconosciute al resto degli abitanti della Tunisia.

All’atelier il pubblico di Malika non è rimasto silenzioso ad osservare ed ascoltare. Per prima la presidentessa dell’Afturd, Radhia Belhajji, si è alzata per lavorare l’argilla e contribuire alla costruzione del forno e del “qanun”, il piccolo braciere usato come mezzo di riscaldamento in Tunisia. Dopo Radhia, diverse giovani e partecipanti si sono “sporcati” le mani di argilla per partecipare.

Nel frattempo le donne della staff di progetto hanno parlato a curiosi del Forum passanti per la sala, invitando a comprare il pane da Malika preparato a Jendouba e portato con sé. Un modo con cui le donne stanno cominciando a raccogliere soldi, ora per sostenere la donna e la sua attività, ragionando sulle future possibilità di autofinanziamento che renderanno il loro centro sostenibile, a progetto e finanziamento finito.Raccontando il lavoro dalle campagne della loro zona di provenienza, da cui non sperano di scappare, ma di restare per continuare a costruire e creare.

di Marta Bellingreri

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