‘Se perde anche l’Esperance’ – 9

”Se perde anche l’Esperance” è un reportage di Alessandro Doranti che nel suo ultimo viaggio in Tunisia ha analizzato il rapporto viscerale che il paese ha con il calcio, tracciando un quadro fortemente legato anche alle vicende politiche e sociali del Paese.

A poche settimane dall’omicidio di Chokri Belaid e dall’inizio del Social Forum che si terrà a Tunisi dal 26 al 30 marzo 2013, i riflettori internazionali tornano ad accendersi sulla Tunisia.

Parte 9 – ”Se perde anche l’Esperance”. Seguite il reportage su Babel blog e su Facebook COSPE.

Espérance Sportive de Tunis
Espérance Sportive de Tunis

Sabato 17 novembre la città si sveglia assolata, il traffico è congestionato e i magazzini dell’alcool, chiusi il venerdì di preghiera, sono presi d’assalto per le ultime scorte di birra. Lo sventolio di sciarpe e bandiere è incessante e gli ambulanti carichi di vessilli fanno affari d’oro. Come era prevedibile, trovare i biglietti a poche ore dalla partita si rivela praticamente impossibile e ogni tentativo di Wael va a vuoto. Le rimanenze sono in mano al mercato nero dove però un posto in curva costa tra i 60 e i 100 dinari. Un’enormità rispetto ai 20 stabiliti dal listino ufficiale. Anche il tempo non gioca a nostra favore. La polizia ha disposto che i cancelli chiudano alle 14, ben quattro ore prima dell’inizio della finale. Gettiamo la spugna.

Che al termine della partita inizi la festa o ci sia rabbia da smaltire, la posizione del Ministero dell’Interno è oltremodo chiara dal primo pomeriggio. Lunghe file di camionette blindano i lati dell’Avenue Bourguiba e interi reparti di poliziotti in assetto antisommossa sorvegliano il centro cittadino a protezione di palazzi del governo, luoghi di culto e supermercati.

A un quarto d’ora dall’inizio Wael non ha ancora deciso se vedere la partita alla televisione. Mentre risolve il suo dilemma, mi accordo con Aymen, il mio compagno di stanza a Tunisi. Tifoso clubista, ha già fatto scorta di sigarette per la serata. Gli propongo di trovare un café in rue Malta Sghira. Storce la bocca. Non è il suo quartiere e non si sentirebbe al sicuro. Insisto sull’occasione di vedere la sfida là dove è più sentita e Aymen, titubante, alla fine mi accontenta. Al nostro arrivo, la via è un’orchestra di telecronache che fuoriescono e combaciano dalle finestre spalancate. Le sale dei caffè sono stracolme e le file di sedie arrivano ad occupare la strada. I vecchi rannicchiati sui bordi del marciapiede seguono le fasi di gioco con le bocche incollate ai narghilè. La tensione ha venature drammatiche e a rimetterci sono i bambini che giocano spensierati intorno alla platea, scacciati come le mosche in piena estate. Nelle azioni più concitate, il quartiere ha un unico respiro. Aymen mi invita a seguire le giocate di Youssef Msakni, l’uomo di qualità del centrocampo esperantista. Finito nelle mire dell’Arsenal, dopo qualche naufragata ipotesi di rinnovo, a inizio anno volerà a firmare un ricco contratto in Qatar. Nei pochi palloni giocati, Msakni dimostra classe e sembra il solo capace di verticalizzare di prima il gioco della squadra, che per tutto il primo tempo appare involuto e con gli esterni in difficoltà sulle veloci ripartenze dell’Ahly. Il palo degli egiziani al 33’ è il preludio a un vantaggio che arriva poco dopo con Gedo.

… L’Esperance è cuore e fisicità, l’Ahly ha ritmo e concretezza… (continua)

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‘Se perde anche l’Esperance’ – 9
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