‘Se perde anche l’Esperance’ – 6

”Se perde anche l’Esperance” è un reportage di Alessandro Doranti che nel suo ultimo viaggio in Tunisia ha analizzato il rapporto viscerale che il paese ha con il calcio, tracciando un quadro fortemente legato anche alle vicende politiche e sociali del Paese.

A poche settimane dall’omicidio di Chokri Belaid e dall’inizio del Social Forum che si terrà a Tunisi dal 26 al 30 marzo 2013, i riflettori internazionali tornano ad accendersi sulla Tunisia.

Parte 6 – ”Se perde anche l’Esperance”. Seguite il reportage a puntate su Babel blog e su Facebook COSPE.

Club Africain - Foto di Alessandro Doranti
Club Africain – Foto di Alessandro Doranti

Quest’anno il palcoscenico internazionale è interamente riservato ai rivali dell’Esperance, ancora una volta finalisti della League des Champions. “Non voglio nemmeno pensare a una loro vittoria…” – confessa Wael – perchè poi dovremmo pensare a come fargli passare la boria…”. Precisa in ogni caso che la rivalità raramente sfocia in aggressioni qualora i gruppi si incrocino per strada. “In ogni famiglia c’è chi tifa per il Club African e chi sostiene l’Esperance, così come tra i banchi di scuola e nei gruppi di amici…”. Dinamiche comuni avvicinano le due tifoserie. “Abbiamo buoni rapporti con gli Zapatista Esperanza. Sono come noi: un gruppo giovane, orizzontale, sfacciato e sempre alla ricerca di una sede stabile per riunirsi”. L’odio è riservato unicamente ai “Blood & Gold”, ultrà esperantisti con cui in passato, un episodio ha rischiato di trasformarsi in una guerra civile cittadina.“Non li abbiamo mai sopportati, così una volta abbiamo deciso di andare a prendere il loro striscione. Eravamo appena in cinque, siamo entrati nel posto dove lo custodivano, ci siamo azzuffati con chi c’era e lo abbiamo portato via. Dopo l’azione, ci siamo fotografati con la loro pezza capovolta e abbiamo fatto circolare le foto su internet”. In serata tremila esperantisti assediavano Ben Arous, all’epoca punto di ritrovo del gruppo. A quel punto è passata la linea del buonsenso. “L’azione era ormai fatta e rivendicata. Andare oltre avrebbe significato coinvolgere mezza città in scontri fratricidi. Ci siamo accordati telefonicamente per la restituzione”. Intorno gli altri se la ridono. La maggior parte indossa maglie e felpe del gruppo, con scritte in italiano e simboli anarchici in evidenza. Ad occhio, quasi tutti sembrano al di sotto dei vent’anni. In ogni caso – mi confessa Wael – nessuno può permettersi di comprare l’abbonamento. Per ovviare alle nuove direttive del Ministero, che impedirebbe alla maggior parte di assistere alle partite allo stadio, alcuni portavoce del gruppo hanno incontri quotidiani con i dirigenti della società. Ma una soluzione al momento non si trova. L’unica certezza è che la preparazione della coreografia prosegue. Ogni pomeriggio, fino a notte fonda.

… L’appuntamento è per domenica 10 novembre allo stadio Olimpique de Radès, 12 km fuori dal centro, in direzione banlieue sud… (continua)

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