‘Se perde anche l’Esperance’ – 5

”Se perde anche l’Esperance” è un reportage di Alessandro Doranti che nel suo ultimo viaggio in Tunisia ha analizzato il rapporto viscerale che il paese ha con il calcio, tracciando un quadro fortemente legato anche alle vicende politiche e sociali del Paese.

A due settimane dall’omicidio di Chokri Belaid e a poche settimane dall’inizio del Social Forum che si terrà a Tunisi dal 26 al 30 marzo 2013, di cui COSPE sta seguendo i lavori, i riflettori internazionali tornano ad accendersi sulla Tunisia.

Seguite questo reportage a puntate su Babel blog e su Facebook COSPE.

Parte 5
”Se perde anche l’Esperance”

Club Africain - Foto di Alessandro Doranti
Club Africain – Foto di Alessandro Doranti

L’immenso striscione in preparazione è un’idea dei North Vandals che anche gli altri gruppi della curva, Dangers, African Winners e Leaders Clubiste hanno approvato. “Siamo il gruppo più giovane della curva, sia come fondazione che come età media – attacca Wael – ma siamo anche il più numeroso e il meno portato al compromesso”. Rivendica con orgoglio l’assenza di rigide gerarchie interne, ritratto dell’indole anarchica che serpeggia nel gruppo. Comincio a stringere una mano dietro l’altra. “Venire in curva senza conoscere nessuno – ammette Wael – può essere un problema. La parlata francese suscita attenzioni e se hai un cellulare o una macchina fotografica in vista rischi di essere derubato”. Indica gli amici. “Qua dentro trovi i migliori ladruncoli di Tunisi – ride – ma in quello che fanno seguono dei principi”. Scorre ad una ad una le facce. “Tutti i quartieri popolari della città sono rappresentati”. Aiyy Tadamoun, Ariana, Ben Arous, anche se la cultura clubista si respira soprattutto a Bab Jedid, una delle porte d’accesso alla Medina. E’ qui, nel vecchio café del quartiere che si tenne la riunione costitutiva del club, fondato ufficialmente il 4 ottobre 1920, dopo una lunga diatriba con le autorità del protettorato francese. L’autorizzazione alla nascita del Club Africain fu infatti inizialmente condizionata dalla nomina di un presidente francofono e dalla rinuncia ai colori scelti, il bianco e il rosso, e al simbolo, la mezzaluna e la stella della bandiera nazionale, sinonimi di uno spirito di resistenza all’occupazione coloniale. L’intransigenza dei fondatori a non cedere sui tratti identitari, costrinse le autorità francesi a una storica concessione. Avenue Bab Jedid ospita ancora la vecchia sede della società. Di fronte a essa, il bar dei tifosi del quartiere con a fianco quello che per anni è stato il barbiere ufficiale della squadra. Lo scorso anno di questi tempi il Club Africain era in finale della Coupe de CAF (il trofeo internazionale riservato alle vincitrici delle coppe nazionali e alle terze classificate di ogni campionato) e il quartiere attendeva la sfida completamente imbandierato dei colori sociali. Durante le mie visite il caffé era sempre strapieno. Un giorno, il barbiere, capendo il mio interesse per la storia del club, lasciò a metà la rasatura di un cliente, e sottobraccio mi accompagnò fin dentro la sala trofei della vecchia sede, mostrandomi coppe e fotografie ammantate dalla polvere.

… Quest’anno il palcoscenico internazionale è interamente riservato ai rivali dell’Esperance, ancora una volta finalisti della League des Champions… (continua)

La prima partela seconda partela terza parte – la quarta parte

‘Se perde anche l’Esperance’ – 5
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