‘Se perde anche l’Esperance’ – 4

”Se perde anche l’Esperance” è un reportage di Alessandro Doranti che nel suo ultimo viaggio in Tunisia ha analizzato il rapporto viscerale che il paese ha con il calcio, tracciando un quadro fortemente legato anche alle vicende politiche e sociali del Paese.

A due settimane dall’omicidio di Chokri Belaid e a poche settimane dall’inizio del Social Forum che si terrà a Tunisi dal 26 al 30 marzo 2013, di cui COSPE sta seguendo i lavori, i riflettori internazionali tornano ad accendersi sulla Tunisia.

Seguite questo reportage a puntate su Babel blog e su Facebook COSPE.

Parte 4
”Se perde anche l’Esperance” 

Est homme - Foto di Alessandro Doranti
Est homme – Foto di Alessandro Doranti

…Puntuale, a inizio settimana, il cellulare trilla. “Ciao. C’est Wael! Le preparation du tifo on a commencè”. Dall’Avenue Bourguiba, un taxi mi lascia a destinazione in una manciata di minuti. Sono già le nove di sera e nella palestra sono riuniti una cinquantina di giovani ultrà bianco-rossi. Uno di loro ha in mano una precisa riproduzione della curva e spiega agli altri tempi e disposizioni per la coreografia. “E’ un architetto” – mi rivela Wael. Un colpo secco di tamburo irrompe nella serietà del momento, e come un incantesimo, tutti si riuniscono in un abbraccio collettivo. Partono cori e canti e si saltella in un clima arroventato. “Comme d’habitude. Au stade” – urla Wael nel mio orecchio. Da alcuni zaini spuntano le ultime lattine di birra e i guai per chi le aveva tenute nascoste fino a quel momento.

Dopo un quarto d’ora di delirio, ognuno torna ai suoi compiti. In preparazione, in vista della prima giornata di campionato contro il Ca Bizertin, ci sono una quantità industriale di pezze di stoffa con il simbolo del Club Africain e uno striscione di oltre cento metri che occuperà l’intera balaustra della curva. Ne srotolano una parte, quella che la lunghezza della palestra riesce a contenere, ma il testo si intuisce. Ultras against modern football. “Ci temono, ci hanno sempre temuto – riprende Wael – perché gli ultras sono fuori controllo dai tempi del regime. I primi cori contro Leila Trabelsi, la moglie corrotta dell’ex presidente, sono partiti dalle curve e a dicembre, sospese le rivalità, gli ultras erano in strada uniti per difendere i cortei dagli attacchi della polizia”. Non lesina il fair-play. “La porta a vetri del Ministero degli Interni è stata sfondata da un calcio di un ultras degli Zapatista Esperanza”. In quel periodo Wael aveva subito una diffida e oltre ad essere stato allontanato dagli stadi, rischiava di essere arrestato da un giorno all’altro. “Ogni ultras aveva un fascicolo personale che lo accusava di una serie di reati. Durante la rivoluzione siamo entrati negli uffici della polizia di quartiere e abbiamo dato fuoco a tutte le carte. Ora sono pulito”. Le tensioni restano. Il movimento ultras tunisino, ritmi sudamericani e mentalità italiana, espressa nei testi di cori e striscioni, è attivo ormai dalla metà degli anni ’90. Negli ultimi tempi un fervore legislativo tenta di imporre un nuovo disciplinamento. “Hanno cominciato proponendo il controllo degli striscioni e vietando l’accesso agli strumenti con cui creiamo il tifo, tamburi e megafoni, dimostrando un particolare accanimento verso i fumogeni. Abbiamo continuato a farli entrare allo stadio e ad accenderli e sono arrivate le prime diffide, emesse attraverso le segnalazioni delle videocamere a circuito chiuso. Per ogni nuovo diffidato accendevamo cinquanta fumogeni e con questo tira e molla siamo andati avanti per settimane, fin quando il Ministero degli Interni non ha interrotto i provvedimenti”.

 

L’immenso striscione in preparazione è un’idea dei North Vandals che anche gli altri gruppi della curva, Dangers, African Winners e Leaders Clubiste hanno approvato… (continua)

La prima parte – la seconda parte – la terza parte

‘Se perde anche l’Esperance’ – 4
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