‘Se perde anche l’Esperance’ – la Tunisia tra calcio e politica

”Se perde anche l’Esperance” è un reportage di Alessandro Doranti che nel suo ultimo viaggio in Tunisia ha cercato di indagare il rapporto viscerale che il paese ha con il calcio, per tracciare un quadro fortemente legato anche con le vicende politiche e sociali del Paese.

A due settimane di distanza dall’omicidio di Chokri Belaid, che ha riacceso la fiamma della rivolta in una Tunisia che sembrava sopita dopo i movimenti della primavera araba e a poche settimane dall’inizio del Social Forum che si terrà a Tunisi dal 26 al 30 marzo 2013, di cui COSPE sta seguendo i lavori di preparazione in vista dell’incontro, i riflettori internazionali tornano ad accendersi sulla Tunisia.

Sulle pagine di Babel blog e sul canale Facebook COSPE potrete seguire questo reportage a puntate che affronta un punto di vista particolare il paese della sponda sud del Mediterraneo.

Parte 1
”Se perde anche l’Esperance” 

Tunisia - Foto di Gwenael Piaser
Tunisia – Foto di Gwenael Piaser

Riforme assenti e strade militarizzate. Gli abitanti di Tunisi osservano sfiduciati il dopo Ben Ali. Ma con la ripresa delle partite di calcio l’entusiasmo si riaccende improvvisamente e con dinamiche insolite. Almeno fino al triplice fischio.

A un anno esatto dalle prime elezioni libere in Tunisia, l’ordine del Ministero degli Interni è categorico. Nessuna manifestazione sull’Avenue Bourguiba dovrà essere tollerata. I poliziotti in borghese, fin dalle prime ore del mattino, vigilano sul lungo viale alberato, mentre le camionette dei reparti antisommossa pian piano si accodano ai lati del marciapiede. Durante la giornata sparute contestazioni gorgogliano nella moltitudine di uniformi militari. Il trascinatore di uno sciame di impavidi, dopo l’ennesimo ripiegamento nelle traverse della principale arteria della capitale, ammette: ”L’obiettivo è quello di far cadere il governo, ma intanto siamo qui per cercare di fare qualcosa, qualunque cosa…”. I versi dell’inno tunisino incoraggiano l’ultima vana ripartenza contro il muro di poliziotti: ”Perché non vale la pena vivere senza essere padrone della tua sovranità…. A giudicare dalle presenze, le persone che la pensano come il grande poeta nazionale Abu’l Qasim Ash Shabbi, di questi tempi, sembrano rimaste poche. Abbarbicata in un inquieto letargo, Tunisi indugia nell’attesa. Magari di quella nuova Costituzione che nessuno ancora ha scritto, di una laurea che valga un impiego, di una giornata che non inizi e finisca facendo raffreddare un caffè. Il processo di transizione, quanto mai macchinoso e a secco di risultati, ha infatti disperso l’entusiasmo e la fiducia nel nuovo corso, ma al contrario delle regioni interne, dove le proteste non si sono mai fermate, nella capitale la rivoluzione resta prigioniera dell’auspicata istituzionalizzazione della democrazia.

”A far vibrare una città a tratti depressa e con scarso spirito d’iniziativa è la ripartenza della stagione di calcio…”

Leggi la seconda puntata del reportage e le prossime su Babel blog e su Facebook COSPE .

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