Marocco, i successi (in sordina) di un grande movimento

Boubker Khamlichi, marocchino, Presidente di Red Chabaka (Réseau des Associations du Nord du Maroc pour le Développement et la Solidarité) per la difesa dei diritti politici e sociali di lavoratori e migranti, racconta i risvolti che la Primavera araba del 2011 ha avuto in Marocco.

“Da noi c’è stato un movimento più debole che in Egitto o Tunisia, ma che ha comunque avuto una sua importanza. Tuttavia è completamente scomparso dai media, sia per un tentativo di censura interna e disinformazione sia per la mancanza di grandi network dell’informazione come Al Jazeera, che in Marocco non hanno seguito, e non hanno diffuso le proteste come altrove”.

Un peccato, perché il “Movimento 20 Febbraio” nato in Marocco sull’onda della Primavera araba qualcosa lo ha costruito. “Abbiamo mobilitato senza mezzi e senza risorse, quasi un milione di persone in oltre 100 località del Paese, solo attraverso i social network, con un impatto sotto traccia molto importante. Ovvero siamo riusciti ad aprire un dialogo con il regime affinché ci fosse un cambio costituzionale per permettere ai sindacati di intervenire a dare soluzioni ai problemi sociali del Paese e, cosa ancora più importante, abbiamo ottenuto un freno alla repressione, in altri tempi manifestazioni di 150 mila persone come in questo caso sarebbero state represse nel sangue”.

Repressione che tuttavia continua nei confronti della popolazione Saharawi: “Nei loro confronti c’è una repressione indegna per uno Stato come il Marocco, la stessa usata dal regime nei confronti degli altri oppositori. Ci sono varie commissioni d’inchiesta in Europa e dell’ONU che vigilano contro la tortura o le repressioni nel Sahara Occidentale, ma il muro di gomma è forte, e la situazione è lontana da una soluzione”.

di J.F.

Babel 3/2012

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