I forum per unire il Mediterraneo

Da Firenze a Tunisi, alla ricerca di uno spazio comune di democrazia. Tutti riconoscono che per costruire una democrazia autentica non basta cacciare il tiranno. E i problemi (ri)cominciano quando si tratta di capire cosa mettere al suo posto.

Questa la sfida degli attivisti venuti lo scorso novembre da tutti i paesi del Mediterraneo per raccontare la loro esperienza a “Firenze 10+10”, un raduno di oltre 300 reti e organizzazioni da 28 paesi promosso da COSPE insieme a numerosi altri soggetti italiani ed europei. Il rapporto coi nuovi governi d’ispirazione islamista saliti al potere in Egitto e Tunisia è uno dei nodi da sciogliere.

“Se provi a opporti agli islamisti in nome dei diritti umani, rischi di passare per un agente occidentale, e perdere credibilità”, dice Youssef Tlili, leader del movimento studentesco tunisino. Anche perché, come ricorda il Presidente della Lega Algerina per i diritti umani, “storicamente le prime vittime della repressione di stato sono proprio gli islamisti”.

Il modello europeo, in effetti, non è più un riferimento per nessuno. Colpa dell’arretramento dei diritti conosciuto oggi in Europa, e di decenni di politiche commerciali aggressive e neocoloniali che hanno serenamente convissuto, e anzi incoraggiato, la repressione dei diritti umani e dei lavoratori in tutti i Paesi della sponda sud ed est del Mediterraneo.

“Oggi, la libertà di espressione e i diritti delle donne sono i baluardi su cui dobbiamo difendere e rinforzare le nostre rivoluzioni”, ribadisce Gamal Eid, dell’Arab Network for Human Rights Information. Per questo le società civili di tutto il mediterraneo ricercano alleanze che sappiano smarcarsi dalle politiche dei rispettivi governi. Esistono già esempi incoraggianti: le mobilitazioni internazionali contro gli accordi di libero scambio lanciate dalle reti di Attac e ‘Seattle to Brussels’, in stretta collaborazione con le organizzazioni locali, hanno conseguito importanti successi.

Per questo il Forum Sociale di Tunisi 2013 sarà un appuntamento fondamentale: lo slancio ideale e politico della primavera araba dovrà animare il Social Forum sperimentando forme organizzative innovative. Come ricorda infatti Boubker Khamlichi, sindacalista marocchino: “la stagione della primavera araba ha ottenuto risultati alterni, e non sempre soddisfacenti, sul piano politico. Quello che è davvero cambiato, e in
maniera indelebile, è la percezione dell’abuso, l’indisponibilità diffusa a piegare la testa, ad accettare passivamente soprusi e umiliazioni. La vera rivolta è la scelta e la pratica della dignità”.

di Luca Raineri

Babel 3/2012

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