Ripartire da Tunisi

Per la prima volta da quando è stato fondato 12 anni fa a Porto Alegre, in Brasile, il Forum Sociale Mondiale si terrà nel mondo arabo,


nel contesto di uno sconvolgimento rivoluzionario in tutta la regione.
Due anni di rivoluzione e lotta hanno rovesciato quattro regimi autoritari: il primo è quello di Ben Ali in Tunisia. Ma la lotta contro la dittatura continua in molti Paesi, inclusi alcuni, come l’Egitto, dove il processo democratico è tutto fuorché già compiuto. Più in generale, il FSM a Tunisi sarà l’occasione per discutere e preparare mobilitazioni sulle sfide centrali dell’attuale situazione internazionale insieme a tutti i movimenti nuovi che sono emersi negli ultimi anni. 

Il comitato organizzatore del FSM Tunisi 2013 è composto, tra gli altri, da varie organizzazioni di tunisini che stavano guidando il processo rivoluzionario che ha contribuito a porre fi ne alla dittatura e che continuano la lotta per difendere ed estendere i diritti sociali e democratici.
Dal forum di “Firenze 10+10” dello scorso novembre è ripartita la riconnessione tra le varie reti, campagne e movimenti che in questi anni – faticosamente e in modo sparso, frammentato – hanno cercato di rispondere alle crisi che si sono succedute, da quella alimentare a quella finanziaria, passando da quella climatica che è tutt’ora senza soluzione.
Delle cinque “sfere di alleanza” di Firenze, una in particolare – l’Europa e il Mediterraneo – ha affrontato i temi cruciali del forum tunisino e il documento condiviso che ne è uscito lo mette bene in evidenza. Pace, giustizia, democrazia, diritti umani e cooperazione: sono queste le parole chiave – e le pratiche. Il paradigma della “fortezza Europa” non è più sostenibile. Le incoerenze politiche europee sono parte del problema, e non un problema a parte.
Nel corso degli anni, i governi dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa hanno sostenuto dittature, occupazioni illegali militari e violazioni dei diritti umani. Le politiche europee devono essere contabilizzate tra i principali ostacoli alla democrazia, alla conquista dei diritti umani e della giustizia sociale nella regione del Mediterraneo e oltre.
Oggi è proprio questa regione ad essere un laboratorio per la democrazia: nei paesi della sponda settentrionale si verificano limitazioni di sovranità post-democratiche, mentre i paesi della sponda sud, in seguito al processo incompiuto della primavera araba ed entro i vincoli strutturali della governance economica e di occupazioni militari, vivono in una situazione di pre-democrazia. L’esperienza dell’Europa orientale e dei Balcani mostrano che il modello più comune sotto il governo neoliberista è la trasformazione diretta da regimi autoritari alle oligarchie post-democratiche. La società civile di tutti i paesi del Mediterraneo, sulla base di rapporti uguali e della cittadinanza globale, hanno un grande ruolo da svolgere, al fine di promuovere la pace e la democrazia, i diritti umani e la giustizia sociale. La libertà di associazione, la libertà di opinione e di espressione, la parità di genere, la trasparenza e la responsabilità sono la linea di base che permette alla società civile di svolgere il suo ruolo. L’esperienza dimostra che la mobilitazione della società civile può avere un impatto enorme. Siamo impegnati a sostenere una politica europea coerente, a chiedere responsabilità e a denunciare le responsabilità dei nostri governi”.

di Jason Nardi

 

Babel 3/2012

 

Per leggere tutti gli articoli di questo numero di Babel, clicca qui

Ripartire da Tunisi
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest