Se la terra fa rima con guerra …

All’intersezione fra politiche agricole, diritto umano al cibo e alle risorse naturali e cambiamento climatico, si trovano una serie di problemi che incombe come un macigno sugli equilibri del ventunesimo secolo. Alcuni lo chiamano “nexus”: il vincolo fra produzione di energia, di cibo e di risorse idriche. Altri lo descrivono in termini di crisi sistemica del nostro modello di sviluppo: insieme crisi ambientale, economica, finanziaria, sociale, energetica, alimentare. Sicuramente politica: «L’alimentazione è una questione politica, non un problema di cooperazione internazionale allo sviluppo», ha sostenuto lo storico leader del movimento contadino africano Mamadou Cissokho (Nella foto), fondatore e ora presidente onorario del Cncr (Consiglio nazionale di concertazione dei lavoratori Rurali, Senegal) e del Roppa (Rete delle organizzazioni di contadini e produttori dell’Africa Occidentale)  ospite di Cospe alle giornate della Cooperazione Internazionale del Comune di Padova e al Lancio dell’Expo dei Popoli di Milano.

«Nutrire la popolazione di tutti i paesi è una responsabilità ineludibile dei governanti dei Paesi del sud e del nord. La società civile globale, e in specie africana, ha dimostrato che le soluzioni ci sono, sconfiggere la fame è possibile e necessario: quello che occorre è la volontà politica», prosegue Mamadou.

Gli fa eco Fulvio Vicenzo, Segretario Generale di Cospe, che imbeccato dalla giornalista Giuliana Sgrena durante l’incontro padovano sul ruolo della cooperazione internazionale oggi, risponde: «La cooperazione non può più limitarsi a drenare risorse per realizzare progetti, grandi o piccoli, in Paesi presunti beneficiari. Il mondo attuale impone di accettare con radicalità la logica del partenariato: siamo davvero nella stessa barca, i nostri destini sono sempre più interrelati. La sovranità alimentare è un problema urgente anche in Europa: per essere all’altezza dei tempi dobbiamo essere capaci di costruire alleanze vaste, con tutti i soggetti che si stanno rendendo conto che un altro mondo è possibile e necessario».

Francesco Femia, Direttore del Center for Climate and Security di Washington, avverte che le tensioni all’orizzonte potrebbero scatenare conflitti nuovi per modalità, finalità e gravità, – e forse già lo stanno facendo. Intervistato da Cospe, coglie l’occasione per lanciare un messaggio accorato in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre: «Nella giornata mondiale dell’alimentazione, tutti coloro che hanno a cuore i destini dell’umanità non dovrebbero limitarsi a riflettere sul cibo, ma su tutto ciò che col cibo è connesso, ciò che determina e che ne è determinato. L’insicurezza alimentare, idrica, energetica, la crescita demografica e il cambiamento climatico sono fenomeni connessi. Negli anni a venire, i più alti livelli di leadership politica a livello nazionale e internazionale saranno chiamati a compiere scelte critiche per affrontare questi rischi connessi, adattarsi agli effetti e cercare di mitigarli. Se mai c’è stata al mondo una minaccia globale che impone una risposta comune e legittima, è questa”.  E le parole di Mamadou Cissokho  sembrano pronunciate apposta per confermare l’urgenza di questo appello: “noi siamo pacifici, ci siamo sempre sforzati di dialogare con tutti. Ma il land-grabbing ci sta togliendo la terra, e con essa il cibo e il futuro. I nostri governanti siano avvertiti: per la terra, i contadini africani sono pronti a fare la guerra».

Fonte foto: greenreport.it Questo articolo è stato pubblicato anche su greenreport.it nella sezione La Cooperazione Sostenibile

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