Donne ‘complementari’ all’uomo in Tunisia. E le femministe insorgono.

 “Daremo battaglia” assicura Halima Jouini dell’associazione donne democratiche.

“La complementarietà nei diritti non esiste” – commenta così Halima Jouini rappresentante dell’Associazione tunisina delle donne democratiche, storico partner COSPE in Tunisia, l’approvazione da parte dell’Assemblea Costituente dell’ articolo introdotto lo scorso 1° agosto dalla Commissione “diritti e libertà”. Un articolo approvato con i voti del partito islamista Ennhada e altri schieramenti conservatori e che recita: “lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarità all’uomo in seno alla famiglia, e in qualità di associata all’uomo nello sviluppo della Patria“. “Questo articolo è un’offesa e un duro colpo alla dignità delle donne – dice Halima – si annulla di fatto l’‘uguaglianza” tra i sessi e si introduce un concetto oscuro come quello della complementarietà. Non si sa neppure cosa intendano – dice Halima, che aggiunge – ci preoccupa inoltre il fatto che si parli della donna ‘in seno alla famiglia’. Questo potrebbe precludere i diritti a tutte le donne non sposate…”.

Un fulmine a ciel sereno per la storica femminista tunisina, a lungo presidente di AFTD e oggi vicepresidente della Lega per i diritti umani, così come per le tante associazioni della società civile che seguono da vicino il processo alla Costituente. In un’intervisita di pochi giorni prima della dichiarazione della Commissione, Halima si dichiarava ottimista sulla condizione delle donne in Tunisia e riteneva intoccabili e anzi migliorabili in senso democratico gli articoli dello Statuto personale sui diritti delle donne, che è ancora quella emanato sotto il regime di Bourguiba nel 1957, più di 50 anni fa: “Ogni 13 agosto – ci aveva detto Halima incontrata a Tunisi – festeggiamo lo Statuto chiedendone anche una revisione in chiave moderna, per esempio oggi chiediamo che contempli anche i diritti per le coppie omosessuali”. Oggi queste parole sembrano lontane, e la lotta sembra essere tornata indietro. In ogni caso Halima e con lei le associazioni femministe non si danno per vinte: “Questo articolo ha vinto con 12 voti contro 8 ma l’approvazione non è definitiva. La nuova Costituzione dovrà essere approvata dal Parlamento in seduta plenaria. Servono i voti dei due terzi dei membri della Costituente. Vedremo se riuscirà a raggiungerli. Noi come ATFD insieme ad altre associazioni come AFTURD (Associazione di donne tunisine per la ricerca sullo sviluppo) quest’anno useremo il 13 agosto per fare grandi manifestazioni contro questa prima decisione mentre per il 15 agosto abbiamo indetto una tavola rotonda pubblica e andremo avanti con altri incontri con la società civile.” Insomma le donne tunisine sono sul piede di guerra ma fondamentale sarà anche il sostegno internazionale. La Costituente si riunirà di nuovo a settembre. Fino ad allora saranno possibili concrete azioni di protesta. Poi, forse, ci sarà bisogno di un’altra rivoluzione.

COSPE, in Tunisia fin dal 1996 con il progetto “Rete di Donne” che coinvolgeva 6 Paesi del Mediterraneo e che ha messo in rete tante associazioni femminili tra cui ATFD e AFTURD in Tunisia in un lavoro di empowerment, scambio e rafforzamento politico, segue da vicino le ultime travagliate vicende del post rivoluzione e accompagna ancora oggi le associazioni di giovani e donne nel percorso democratico in atto con progetti legati ai media e ai diritti delle donne.

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