Referendum sull’acqua solo vittorie di carta?

L’Italia ha stabilito che l’acqua non è una merce. E mentre gli enti locali fanno finta di niente, i movimenti lanciano una consultazione europea.

di Tommaso Fattori

Nel voto referendario di un anno fa il popolo italiano ha tracciato di nuovo quel confine, ormai scoloratosi, fra merci e beni comuni, fra terreno dei diritti e terreno dei profitti, fra impresa di mercato e servizio pubblico d’interesse generale. Dopo anni d’indottrinamento neoliberista, anche a sinistra molti si erano convinti che il fine di un servizio pubblico vitale fosse generare dividendi per gli azionisti e i beni comuni dovessero servire all’accumulazione di capitale privato. Il primo messaggio contenuto nella vittoria referendaria è stato semplice: le privatizzazioni e il dominio dei “mercati” non sono un destino naturale né un evento trascendentale, posto al di là della capacità d’intervento dei comuni umani. L’altro messaggio
è che, per poter riappropriarci dei nostri destini, dobbiamo unirci e costruire reti sociali ampie ed inclusive. Reti in grado di elaborare proposte concrete, che consentano ai movimenti di ” farsi direttamente legislatori “. Il primo quesito referendario ha portato ad un immediato risultato: è stata impedita la privatizzazione forzata del servizio idrico, ossia l’ingresso obbligatorio di soci privati all’interno di tutte le società di gestione del paese.
È stato un passo fondamentale ma non defi nitivo: adesso occorre ripubblicizzare integralmente il servizio idrico. Un esempio in questo senso arriva da Parigi, che ha liquidato le due più potenti multinazionali dell’acqua al mondo (Veolia e Suez) e recuperato decine di milioni di euro (prima intascate dai privati e ora destinate a opere di pubblica utilità nel settore idrico), ed è stata possibile a Napoli, pochi mesi or sono.
Il secondo quesito referendario, che prevedeva l’immediata abolizione dell’“adeguata remunerazione del capitale investito”, non ha ancora prodotto effetti concreti rimanendo una vittoria sulla carta. Per quanto fosse stato ben chiarito dalla Corte costituzionale che si trattava di un quesito immediatamente auto applicativo, le società di gestione continuano a fare profi tti come prima, i cittadini continuano loro malgrado a remunerare il capitale pagando di tasca propria, i Comuni continuano a far finta di niente garantendo rendite parassitarie ai soci privati in cambio di una fetta della torta.
Riuscire ad applicare il secondo quesito comporterebbe di fatto la ripubblicizzazione del servizio idrico in tempi tutto sommato brevi, perché impedirebbe ai privati di ricavare rendite speculative dalla gestione estromettendoli, di fatto, dal “business dell’acqua”. Su questo il fronte delle multinazionali e delle banche è compatto, alla ricerca di un voto parlamentare che neghi il risultato del referendum. Nel contempo le politiche di austerità adottate in Italia ed Europa rendono il nostro continente l’unico in recessione economica nel 2012 (dati Fmi), pur essendo l’Unione Europea
assai meno indebitata di Usa e Giappone.
Questa situazione paradossale avrà come prima conseguenza (pianificata) una forte ondata di privatizzazioni dei servizi essenziali e la sostanziale distruzione dello stato sociale. I grandi capitali fi nanziari sono infatti alla ricerca di settori “protetti” in cui ottenere profi tti sicuri: la prima e più preziosa preda sono quindi i beni comuni e i servizi pubblici fondamentali, quelli di cui le persone non possono fare a meno. L’acqua, bene vitale, ne è il simbolo.
E’ per questo che il Forum Alternativo di Marsiglia ha visto nascere uffi cialmente la rete europea per l’acqua – culmine di un processo avviatosi a Napoli nel dicembre scorso – e il lancio di due “iniziative dei cittadini europei” (Ice). La prima – con raccolta fi rme che partirà in estate – mira a rendere effettivo il diritto umano all’acqua (come già riconosciuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2010) anche in seno all’UE, esigendo che quest’ultima si faccia promotrice, anche sul piano internazionale, di azioni concrete per rendere effettivo ed universale l’accesso al
bene. La seconda Ice sarà lanciata nel 2013 e si propone di modifi care l’attuale direttiva quadro UE affi nché l’acqua sia riconosciuta bene comune (non merce), scardinandoil meccanismo del “full cost recovery” e introducendo la partecipazione democratica diretta dei cittadini.
L’Ice, che per la prima volta unisce i cittadini europei, simbolizza la volontà di costruire insieme un piccolo pezzo dell’Europa nella quale vivere con forme di partecipazione popolare e democratica. Ad una fi nanza che vorrebbe sciogliere il popolo e governarci direttamente, risponderemo provando a recuperare quella sovranità che ci è stata sottratta, per farci direttamente legislatori e artefi ci di un’altra Europa, dei diritti e dei beni comuni.

CONTRATTO MONDIALE, CHE COS’È.
Era il 1998 quando il “Comitato internazionale per il contratto mondiale dell’acqua”, presieduto da Mario Soares pubblicò il Manifesto mondiale dell’acqua, con una serie di proposte volte a garantire l’accesso universale a questa risorsa, intesa come diritto umano e sociale imprescindibile. Un “Contratto Mondiale dell’Acqua” da realizzarsi con la promozione di campagne informative e di accrescimento della consapevolezza sul tema e con la creazione di una “rete di parlamenti per l’acqua” che garantiscano questo diritto con una “responsabilità finanziaria collettiva e individuale secondo i principi di responsabilità e utilità”.

IL FORUM ITALIANO
Il forum italiano dei movimenti per l’acqua unisce le tante realtà sociali che da anni si impegnano per la salvaguardia di questo indispensabile bene comune e che dai primi mesi del 2010 hanno deciso di coalizzarsi per tutelare “l’acqua pubblica” e sottrarla alle logiche di mercato. Gruppi di persone che raccogliendo quasi un milione e mezzo di fi rme hanno promosso i due quesiti referendari che il 12 e 13 giugno 2011 hanno decretato la totale ripubblicizzazione dei servizi idrici. Un movimento sempre attivo, “perché si scrive acqua, si legge democrazia”.

Referendum sull’acqua solo vittorie di carta?
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest