Il futuro delle città? “risorse per tutti”

Sostenibilità e beni comuni, la ricetta proposta da movimenti ed enti locali al raduno di Aubagne.

di Gabriella Oliani

L’acqua come bene comune è alla base anche di una nuova idea di città: una città vista non solo come agglomerato urbano ma come grande bacino di democrazia partecipativa. E’ questo il concetto che viene fuori con forza dall’incontro che a latere del Forum mondiale dell’acqua si è svolto lo scorso marzo nella cittadina francese di Aubagne. Tutto dedicato agli enti locali e alle istituzioni di tutto il mondo che qui si sono trovati a discutere di diritto
all’acqua, diritto alla città e di gestione pubblica.
Da quell’incontro è venuto fuori un documento che parte proprio dalla relazione inscindibile che oggi esiste nel mondo urbanizzato tra diritto all’acqua, diritto alla città e diritto della natura. “Non esiste diritto alla città e diritto alla vita senza un accesso democratico, per tutte e tutti, all’acqua potabile e al risanamento idrico”, recita il documento nella sua premessa. Perché ad essere in ballo sono la salute pubblica, l’inclusione sociale e il benessere delle generazioni future. Questo il senso che sta dietro l’acqua come bene comune prezioso, un diritto umano che deve essere posto “sotto controllo democratico e cittadino”.
Ma le sfide da cogliere sono immense. Basti pensare che un terzo dell’umanità è privo dei più essenziali sevizi igienico-sanitari. Molti di questi sono concentrati nelle zone metropolitane. Anche per questo motivo il diritto di accesso all’acqua e il risanamento delle acque cittadine “non può essere oggetto di alcuna mercifi cazione”.
Anche il rapporto tra ambiente urbano e rurale va ridisegnato sperimentando “la messa in opera di nuove relazioni che permettano la promozione di un’agricoltura e di spazi urbani a basso consumo d’acqua”. Un risparmio che naturalmente non deve intaccare la qualità dei prodotti e della vita nelle città. Anzi, si vivrà meglio se anche i corsi d’acqua e i fi umi che scorrono nei centri urbani riconquisteranno il loro posto e la loro dignità. In questo senso gli enti locali si sono impegnati “nell’organizzazione, nell’urbanistica, nella gestione delle acque refl ue e pluviali, nel trasporto fl uviale al fi ne di
costruire una cultura comune dell’acqua che possa contribuire alla qualità del vivere insieme in città”. Per arrivare a riconquistare questo rapporto tra “natura” e “città”, le Autorità locali presenti ad Aubagne chiedono alle Nazioni Unite “di dare avvio a un processo multilaterale, trasparente e aperto alla società civile mondiale sul diritto all’acqua e al risanamento idrico”.
La conquista di questo diritto passa, naturalmente, per la crescita della consapevolezza dei propri doveri. Per questo è essenziale “condividere e diffondere pratiche virtuose” che da un lato “si oppongono alla mercifi cazione dell’acqua”, ma dall’altro “promuovono la sua riappropriazione sociale e democratica attraverso l’educazione allo sviluppo, per imparare a proteggere e a risparmiare questo bene comune dell’umanità”.

Il futuro delle città? “risorse per tutti”
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest