La febbre del water-grabbing

Negli ultimi anni centinaia di investitori stranieri si sono riversati in Mali per acquistare a prezzi stracciati miglia di ettari di terreno. Nel biennio 2009-2010 l’acquisto di appezzamenti di terra da parte di aziende estere nel Paese ha subito un balzo del 60 per cento.
Il vero obiettivo non è la terra ma l’acqua, che nei contratti di assegnazione delle terre spesso è l’unica cosa ad essere pagata.
Un paradosso per un paese con il 60 per cento di superfi cie desertica e il 35 per cento della popolazione che non ha ancora accesso all’acqua potabile.
L’Office du Niger, l’ente che gestisce la zona più fertile dell’Africa occidentale intorno al fiume Niger, stabilisce il prezzo della terra in base al potenziale consumo d’acqua e alle tecniche d’irrigazione utilizzate.
La società libica Malybia, per esempio, nel 2004 ha ottenuto in lease 100 mila ettari di terreno per 50 anni. La malese Moulin Modern, invece, ha ottenuto in concessione per 30 anni 20 mila ettari.
Le due società non pagano tasse sulla terra ma solo sull’acqua: ogni ettaro irrigato con la tecnica spraying costa 2.470 franchi (5 dollari all’anno). Se si usa il sistema della gravity irrigation, invece, il costo per ogni ettaro sale a 67.000 franchi CFA (135 dollari all’anno). Sono cifre irrisorie rispetto ai costi che devono sostenere i piccoli coltivatori.
L’azienda maliana Sosumar coltiva canna da zucchero e per ogni ettaro di terra paga una tassa di 2640 franchi CFA, trenta volte in meno rispetto a un contadino malese.

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