Charlotte Sama

La contadina combattente racconta: “in Mali terra e acqua non ci appartengono più”.

di Ernesto Pagano

Ognuno di quei sei ettari ha una storia a sé. Soprattutto il primo, quello che Charlotte Sama, dirigente del Sexagon, sindacato maliano dei contadini del fertile Office du Niger, è riuscita a ereditare da un cugino, dopo che il diritto di proprietà della terra non era più un tabù per le donne. Sei ettari contro le centinaia di migliaia assegnati alle grandi multinazionali dell’agribusiness. “Coltivo riso, lo trasformo e lo commercio”, racconta orgogliosa Charlotte, sguardo deciso e stazza da matrona africana. Ma da alcuni anni quel riso vale sempre meno e per crescere ha bisogno di tanta acqua che, a dispetto dell’enorme bacino di Markala, “è sempre meno e si paga salata”.

Sembra una contraddizione, visto che in Mali terra e acqua vengono quasi regalate ai grandi investitori…
Ai contadini del Mali non viene regalato nulla, anzi, dobbiamo pagare regolarmente una fattura a fine anno. Paghiamo anche l’acqua di deflusso dai campi che il Governo regolarmente si rivende. E chi non paga si vedrà tolte le sue terre. Per le compagnie straniere e le élites locali, invece, è un’altra musica. Gli viene data terra gratis e acqua a un costo anche dieci volte più basso del nostro. Terra e acqua che ci appartengono.

Che vuol dire?
— I contadini che la coltivano e la abitano da secoli non hanno nessun pezzo di carta per dimostrare che quella terra è di loro proprietà, ma è sempre stato così. Adesso il Governo passa sopra il diritto consuetudinario per svendere terra e acqua a cinesi, europei e americani.

Ufficialmente si chiama modernizzazione dell’agricoltura…
In nome della modernizzazione l’Office du Niger ha sempre portato avanti progetti “per noi”, ma senza nessun coinvolgimento delle organizzazioni contadine. C’è un proverbio in Mali che dice: “Tutto quello che viene fatto per te, senza di te, sarà contro di te”. E così sta accadendo.

Un esempio?
— Qualche anno fa, una compagnia cinese ha scavato un canale lungo 40 chilometri per il progetto Malibya, avviato da Gheddafi per coltivare 100 mila ettari a riso. I cinesi sono arrivati senza nessun preavviso ai contadini. Sono passati sulle nostre terre, ci hanno sottratto milioni di metri cubi d’acqua e hanno riversato i fanghi di risulta dello scavo sui capi di miglio, mais e niebé (fagioli ndr). Risultato: la terra è diventata impermeabile e sterile, e migliaia di famiglie sono rimaste senza terra e senza cibo.

Cosa propone la sua organizzazione per contrastare questo fenomeno?
— Innanzitutto ragioniamo in chiave di mutua assistenza. Per questo cerchiamo di dare un pezzetto di terra a chi è stato cacciato, per potergli permettere di avere qualcosa da mangiare. E poi i contadini si oppongono anche fisicamente agli espropri di terre. A Sanamadougou abbiamo affrontato l’esercito per opporci agli espropri. Alcuni di noi sono stati ammazzati. Delle donne incinte hanno abortito dopo le percosse subite. Ma bisogna continuare a lottare, ed essere qui a denunciarlo.

 

Charlotte Sama
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