L’Egitto post elezioni e la società civile

di Jonathan Ferramola dal Cairo

Fonte: Ansa.it

Per molti in Egitto l’elezione di Mohamed Morsi, confermata non senza polemiche il 24 giugno dalla Commissione elettorale è stata accolta con un grido di liberazione più che di reale gioia. La consapevolezza che l’altra soluzione, Ahmed Shafiq, espressione dell’ancient regime di Mubarak, avrebbe significato una lunga scia di sangue e violenze ha portato a tifare per la “Fratellanza”, pur fra mille dubbi e perplessità.
Proprio nei momenti concitati della proclamazione abbiamo incontrato Hussein Methouali del Shafafia Center of Political Studies che lavora a Cairo Nord con gruppi di giovani negli slam e ci racconta come hanno vissuto questi 18 mesi di transizione, dal 25 gennaio 2011 ad oggi e come cambieranno le cose per la società civile egiziana.
“Dopo la Rivoluzione abbiamo subito un attacco molto forte contro ong e associazioni locali e internazionali che lavorano sui temi sociali, con il pretesto che lavoriamo contro l’Egitto e siamo antiegiziani. Naturalmente questa è una scusa. E’ l’eco di una ostilità che parte dal regime di Mubarak. Il problema è che anche i gruppi islamici, e con loro anche la Fratellanza Musulmana, non vogliono che nessun’altro porti avanti istanze sociali, che nessuno si occupi di temi civici, tranne loro. Durante la campagna elettorale, una rete di 64 organizzazioni ha invitato entrambi i candidati a partecipare ad un incontro sul futuro dell’Egitto e per discutere il ruolo della società civile nel post rivoluzione: nessuno dei due è venuto. E per di più, Morsi ha mandato due suoi consiglieri politici che hanno trattato male la platea, con atteggiamenti supponenti e offensivi. Non è un buon inizio certamente. D’altra parte – conclude- se c’avete fatto caso, Morsi nel suo discorso di insediamento ha citato varie volte la parola patria, famiglia, dio e popolo, ma mai la parola comunità…”
E così, nell’attesa di capire il destino della comunità egiziana a 18 mesi dalla Rivoluzione, Piazza Tahrir è tornata a riempirsi di gente che canta, prega e festeggia, e sarà così ogni sera fino al 30 giugno, giorno in cui lo SCAF (Alto Consiglio delle Forze Armate) passerà ufficialmente le consegne del potete politico a Mohamed Morsi, che aprirà una nuova fase piena di incognite e speranze.

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