Egitto nel caos: presidenziali a rischio boicottaggio

L’unica cosa certa, almeno negli attimi in cui si scrive, è che domani in Egitto si aprono le urne per il ballottaggio tra i due candidati alle presidenziali, Ahmed Shafiq e Muhammad Mursi. Per il resto sembra di essere tornati all’alba del 25 gennaio 2011, o forse ancora prima. La Corte costituzionale egiziana doveva esprimersi in merito alla legittimità della candidatura alle presidenziali di Shafiq, un figlio del vecchio regime.

Invece ha rimescolato le carte. Shafiq, ha sentenziato, rimane in corsa, ma, colpo di scena, un terzo del parlamento è stato eletto in maniera incostituzionale, e quindi va sciolto. “Nel merito, il giudizio non è sbagliato”, commenta Gennaro Gervasio, docente di storia dell’Egitto contemporaneo alla British University del Cairo. “Ma a colpire– aggiunge – è la tempistica. Anni fa l’Alta Corte ci ha messo anni per sciogliere il Parlamento. Adesso ha agito in tempi record, piuttosto sospetti”.

Il risultato è a dir poco paradossale: l’Egitto andrà a votare un presidente senza un parlamento, dichiarato illegittimo in base a una costituzione che doveva essere riformata da una commissione eletta, in parte, dallo stesso parlamento. “Sono pessimista rispetto alla partecipazione degli egiziani al voto di domani”, commenta Gervasio. C’è infatti divisione, spiega, tra gli stessi Fratelli Musulmani: “Mentre dalla base molti militanti hanno chiesto il ritiro di Mursi dalla corsa elettorale, per protesta contro una sentenza che di fatto elimina un parlamento dominato dai Fratelli, lo stesso Mursi si pone come l’ultimo baluardo della Rivoluzione e invita tutti a non boicottare il voto”. Ma a crederci sono sempre meno egiziani. Anche perché la reazione a questa sentenza, che gli stessi Fratelli hanno definito golpe, è stata piuttosto tiepida.

“Parte dei laici – spiega Gervasio – provano un certo sollievo dal vedere azzerato un parlamento in prevalenza islamista”. Dal canto loro i Fratelli Musulmani sperano ancora di poter vincere le presidenziali e per questo non prendono iniziative decise contro il provvedimento della Corte costituzionale. Intanto i numeri non sembrano giocare a loro favore: dalle elezioni parlamentari alla prima tornata delle presidenziali i loro voti si sono praticamente dimezzati.

Conseguenza di “un Parlamento che non è stato in grado di proporre un qualunque provvedimento legislativo degno di nota”, spiega Gervasio. Anche perché il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), ha posto continuamente ostruzionismo nei confronti delle iniziative parlamentari, riducendo de facto l’Assemblea del Popolo a un mero “organo consultivo”. Alcuni giorni fa il laico e rivoluzionario movimento 6 Aprile aveva invitato i suoi militanti a votare per il candidato dei Fratelli, “oggi invece – conclude Gervasio – non c’è più nessuna sicurezza”.

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