Discriminazione assicurata.

Nelle polizze Rca auto le compagnie si basano sul Paese di origine. I marocchini pagano il doppio rispetto agli italiani.

Di Pamela Cioni

Un esposto alla Commissione Europea e ricorsi dinanzi ai giudici. È quanto accadrà nei prossimi giorni dopo una ricerca di Cospe e Asgi Firenze (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) che prova atteggiamenti discriminatori di alcune compagnie assicurative nei confronti dei cittadini di origine straniera che richiedano la Rca auto. L’indagine, coordinata da Udo Enwereuzor, esperto Cospe di tematiche antirazziste e da dieci anni responsabile del National focal point dell’agenzia europea sui diritti fondamentali (Fra), dimostra infatti che non è solo la classe di merito a fare la differenza. In alcuni casi è infatti la provenienza del cliente a fare lievitare i costi, anche del 100 per cento: la ricerca, svolta tra luglio e novembre del 2011 nell’ambito del progetto “Antenna territoriale anti discriminazione di Firenze”, ha analizzato le 36 compagnie assicurative che permettono di compilare i preventivi online:
«Tra quelle prese in esame – dice Enwereuzor – sono otto le compagnie che per emettere un preventivo chiedono al potenziale cliente cittadinanza, luogo di nascita, nazionalità d’origine e codice fiscale e in sette casi queste informazioni si sono trasformate in motivo di maggiorazione della polizza». Tutto invariato infatti per Genialloyd mentre le altre che dell’origine hanno fatto un criterio “obiettivo” per determinare la polizza sono la Con te, Linear, Ubi, San Paolo, Zurich mentre la Quixa è il caso più eclatante: nella rilevazione di settembre si arriva a un raddoppio della cifra per i cittadini di origine marocchina.
Le cifre parlano chiaro: 1140,50 euro a fronte di 548,35 euro chieste a un italiano o a un francese, a 906,11 euro per un cittadino bulgaro, mentre si “ferma” a 850,59 euro per un cittadino rumeno.
Le cittadinanze prese in esame dalla ricerca, oltre a quella italiana, sono state infatti quella francese (come rappresentativa di uno stato membro dell’Ue occidentale) quella bulgara e romena (come rappresentative di stati membri Ue neocomunitari) e quella marocchina (come esempio di uno stato terzo non membro dell’Ue ma dell’area del vicino Oriente). Solo alcune delle compagnie di assicurazione interpellate direttamente da Cospe hanno risposto e nella gran parte dei casi in modo evasivo dicendo che i criteri sono dettati dalla casa madre oppure spiegando nei minimi dettagli come venivano calcolati gli importi senza spiegare il perché dei criteri. «I cittadini che sono stati vittime di questa discriminazione – conclude Udo Enwereuzor – possono infatti fare ricorso e chiedere i danni. Inoltre grazie al progetto Antenna anti discriminazione promosso da Asgi con il supporto di Open society fundation continueremo ad analizzare altri servizi in cui si possano ravvisare discriminazioni come queste e a denunciarli. Il testo integrale della ricerca si trova sul sito www.cospe.org.

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