Brezze di rivolta

Il vento della primavera araba spira anche in Marocco. A colloquio con uno dei leader del Movimento “20 febbraio”

di Marco Lenzi

Il vento della primavera araba spira anche in Marocco, ma, in confronto ai Paesi vicini, è ancora una brezza leggera. A partire da febbraio si sono costituiti gruppi e movimenti della società civile che chiedono maggiore democrazia e libertà a quella che è una monarchia, di fatto, assoluta. Tra questi il più attivo è il “Movimento 20 febbraio” che da quattro mesi sta facendo pressione sul governo; il re Mohamed VI spinto dalla popolazione, è stato costretto ad organizzare un referendum sulla riforma costituzionale.
A detta del Movimento, si è trattato però di modifiche che incidono ben poco sulla situazione del Paese. Cospe, che lavora in Marocco dal 1998 ed è attualmente impegnato in più progetti e sta collaborando con centri per i diritti umani e nuovi movimenti sociali. Abbiamo così avuto modo di parlare con uno dei leader del movimento “20 febbraio”, che vive a Tangeri e ha voluto rimanere anonimo per questa intervista: Quali erano i cambiamenti proposti dal Re alla Costituzione?
In realtà nel progetto di riforma costituzionale presentato dal re Mohammed VI era presente solo un cambiamento formale della Costituzione, sono stati modificati alcuni termini ma la Costituzione è rimasta invariata e, a livello concreto, non è cambiato niente. Le uniche modifiche sono state sul cambiamento della lingua ufficiale: la lingua berbera è diventata ufficiale accanto a quella araba. Questo è quello che è cambiato. Per il resto ci sono stati dei “truc” (giochetti) politici. Ad esempio si è parlato dei diritti dell’uomo dicendo che dovevano essere equiparati ai diritti e alle leggi presenti in Europa, ma alla fine sono rimasti quelli legati al diritto e alla cultura marocchina.
Quale posizione ha preso il Movimento 20 febbraio in merito?
Ci siamo mossi per sensibilizzare le persone a non partecipare al referendum. Quello che facciamo sono delle campagne di sensibilizzazione, e continue manifestazioni contro la corruzione; lavoriamo per esercitare una pressione costante contro la corruzione.
Com’è andato il Referendum e qual è la vostra valutazione?
Secondo le nostre stime la partecipazione si è attestata sul 36%. Le fonti governative e i media hanno invece diffuso la notizia di oltre il 70% di votanti, di cui il 98% a favore della modifica proposta. Nella realtà però hanno partecipato poche persone. I media
marocchini trasmettono un’immagine diversa da quella che è la realtà. Sono state trasmesse molte immagini di persone che hanno votato. Tutto è stato pensato per dare un’immagine di cambiamento all’estero.
Quali sono i prossimi passi del movimento? Cosa cambia dopo il referendum?
Il movimento si batte per una democratizzazione del Paese, il nostro obiettivo è principalmente quello di rimuovere la corruzione, che è molto diffusa nel Paese e presente a tutti i livelli. Abbiamo già maturato una certa esperienza per riuscire a fare pressione sulle autorità, sappiamo, anche grazie all’esempio dei paesi vicini, che dobbiamo continuare a uscire in strada, a manifestare. Si tratta di fare un grande lavoro di pressione e di sensibilizzazione, attraverso anche dei comitati popolari.
Qual è il livello di partecipazione alla vita politica del Paese?
Nel corso dell’ultima manifestazione che abbiamo organizzato domenica 3 luglio, hanno partecipato 100mila persone solo a Tangeri. In 4 mesi sono cambiate più cose che negli ultimi 40 anni.

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